Una folla oceanica è scesa in piazza per proseguire le proteste, alla quale si sono unite anche persone della diaspora albanese, per manifestare contro la svendita di un’area protetta in favore del turismo di lusso. Non arrendiamoci al potere degli oligarchi, né all’influenza che hanno sulla politica.

La cosiddetta “protesta dei fenicotteri” (o “rivoluzione dei fenicotteri”) in Albania è giunta al suo ventiduesimo giorno consecutivo di mobilitazione, allargandosi oltre i confini nazionali con il coinvolgimento attivo della diaspora albanese.
La contestazione, guidata principalmente dalla Gen Z e priva di una leadership di partito tradizionale, è nata per bloccare la costruzione di un mega-resort turistico di lusso nella laguna e riserva naturale protetta di Vjosa-Narta e sull’isola di Saseno (Sazan). Il progetto immobiliare fa capo a un fondo d’investimento guidato da Jared Kushner, genero di Donald Trump.
Il movimento ha assunto un forte valore simbolico e politico attraverso dinamiche ben definite: [1]
I motivi della protesta
- Tutela ambientale: La laguna di Vjosa-Narta è un ecosistema incontaminato e un habitat cruciale per i fenicotteri, le tartarughe marine e centinaia di uccelli migratori. I manifestanti chiedono la revoca immediata delle concessioni.
- Contestazione politica: Al grido di “L’Albania non è in vendita”, i cittadini accusano il governo guidato dal Premier Edi Rama di svendere il patrimonio pubblico a oligarchi e miliardari stranieri, chiedendone le dimissioni.
- Accesso al territorio: Si contesta la rapida privatizzazione delle coste della Riviera albanese, che rischia di escludere la popolazione locale a favore di un turismo d’élite.
Sviluppi e impatto internazionale
- Coinvolgimento della diaspora: Nelle ultime ore, consistenti cortei di solidarietà si sono estesi all’estero, vedendo la partecipazione delle comunità albanesi in Europa e in Italia.
- L’intervento dell’Unione Europea: Il Parlamento europeo è intervenuto sulla vicenda richiedendo una moratoria immediata sui nuovi permessi edilizi nelle aree protette albanesi, avvertendo che la gestione opaca dei piani di sviluppo costiero potrebbe mettere a rischio il percorso di adesione dell’Albania all’UE