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IL PARADISO DEI SUPER-RICCHI: SE LO SLOGAN “PRIMA GLI ITALIANI” SI INCHINA AL GENERO DI TRUMP.

Mi chiedo sempre più spesso che mondo stiamo lasciando ai nostri eredi. Se non cambiamo rotta si vergogneranno di noi

​C’è una favola che ci raccontano per tenerci calmi e buoni: quella della difesa del territorio, della tutela delle nostre coste e della sovranità nazionale. “Prima gli italiani”, dicono. ​Poi scopri che basta l’ombra del grande capitale internazionale, magari legato a dinastie politiche d’oltreoceano, e i nostri paradisi diventano magicamente merce di scambio. Mentre i cittadini normali combattono con i vincoli burocratici persino per cambiare una finestra, per i colossi del lusso i patti cambiano. Guardate cosa sta succedendo nel Mediterraneo, con i progetti miliardari del genero di Donald Trump, Jared Kushner, pronto a cementificare isole incontaminate per farne resort esclusivi a beneficio di una cerchia ristretta di miliardari stranieri. ​E l’Italia? Il copione rischia di essere lo stesso. Luoghi unici, protetti e magici come Tavolara vengono messi nel mirino della speculazione edilizia d’élite. ​Dov’è finito il patriottismo quando si tratta di difendere le spiagge e il mare dal cemento dei super-ricchi? ​La verità è spietata: di fronte al dio denaro, i confini si azzerano e i finti nazionalisti si mettono sull’attenti. Il “Prima gli italiani” si trasforma in “Prima i miliardi dei miliardari”. Si svende la bellezza pubblica per creare riserve private, dove il cittadino comune non potrà nemmeno avvicinarsi se non per fare il cameriere sottopagato. ​Hanno trasformato l’ambiente in un asset finanziario da cedere al miglior offerente straniero, calpestando la dignità del popolo e la conservazione della natura. ​La nostra terra non è in vendita. I nostri paradisi non sono i parchi giochi privati della famiglia Trump o di qualsiasi altro magnate. Difendere la patria significa proteggere la sua bellezza dall’assalto del cemento e del lusso sfrenato, non stendere il tappeto rosso ai signori del denaro. ​Svegliamoci, prima che recintino anche l’ultimo granello di sabbia.

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