
Dalle folle osservate da Canetti nella Germania di Weimar alle piazze europee di oggi, la massa cambia forma ma non natura. E nel web trova il suo nuovo spazio: più vasto, opaco, manipolabile, capace di trasformare il disagio collettivo in pressione politica.
Nel 1922 un giovane studente osserva una manifestazione contro l’assassinio di Rathenau, ministro degli Esteri della Repubblica di Weimar, ucciso a Berlino.
Il giovane, affascinato dalla massa che si era radunata, incomincia proprio quel giorno un lungo percorso che durerà decenni e che lo porterà a scrivere un saggio fondamentale, “Massa e potere”, che contribuirà al conferimento del premio Nobel per la letteratura nel 1981.
Ma che cos’è la massa oggi?
A Londra si sono scontrate due giorni fa due immense folle: la prima inneggiava all’Inghilterra, ai suoi valori, alla necessità di ritrovarli e difenderli contro l’invasione di altre culture.
Il suo ispiratore, il leader di estrema destra inglese Tommy Robinson, invitava a una certa moderazione poco credibile, visto il suo passato.
Poco distante, un’altrettanto imponente folla con bandiere della Palestina e slogan anti-Israele invocava una società aperta, priva di barriere, multietnica e giovane.
La polizia blindava la capitale inglese e tutto si è svolto senza vittime.
Due masse, diverse per età, estrazione, linguaggio, che sempre di più si ritrovano nelle piazze europee ad affrontarsi. Due masse infelici, sicuramente travolte da una crisi economica e sociale sempre più mordente, che scaricano il proprio disagio in piazza.
Ma la vera massa, nella nostra epoca, è il web: è lì che si formano tutti quegli aspetti che Canetti chiamava “momentanee assenze di identità”.
Se secondo lui nelle manifestazioni di massa l’uomo si liberava dei freni e delle paure, così questo avviene oggi nel web. La spinta verso una meta comune, un obiettivo di solito aggressivo, può quindi liberarsi in modo ancora più vasto in quel mondo opaco che rappresenta il web, dove si creano comunità, tante piccole o grandi masse, che si muovono nella stessa direzione.
Con una variabile, certamente inquietante: la direzione d’orchestra di tutto ciò spesso non è facilmente individuabile, non ha un volto o un nome riconoscibile, ma c’è e, con strumenti tecnologicamente avanzatissimi, riesce a condizionare la nascita e lo scioglimento di queste masse virtuali, ottenendo però l’ambito risultato di incidere sulla politica mondiale.
C’è una risposta a tutto questo? Per adesso no.