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L’ipocrisia sull’odio e la doppia misura europea

La violenza viene raccontata in modo diverso a seconda dell’identità di chi la compie. Quando l’autore è ebreo, la responsabilità diventa collettiva; quando è musulmano, tutto si restringe al disagio individuale. È questa doppia misura a rendere il clima europeo sempre più inquietante.

Sto diventando intollerante all’ipocrisia. Non lo sono mai stata particolarmente, ma sto notando che ormai è diventata usanza comune.

Le notizie dell’attentato di sabato a Modena mi lasciano perplessa, stupita e preoccupata. Stupita non tanto per il fatto in sé, che è terribile, ma per come ce lo stanno raccontando.

Appena uscita la notizia, la mia bolla di X si chiedeva quanto tempo ci sarebbe voluto per leggere che era malato di mente. Poche ore e, olè, malato di mente.

Tutti a sottolineare che è italiano e che è laureato. Motivazione del gesto? È stato bullizzato e aveva problemi mentali. Come tutti gli attentatori degli ultimi anni che hanno usato un’auto per investire passanti e poi il coltello nella fuga.

Subito si è fatta una manifestazione contro l’odio e si è imposto di non strumentalizzare. E potrei anche essere d’accordo: l’odio non porta mai a cose belle.

Però…

Sono due anni e mezzo che sui giornali e sui social l’odio gira bene e nessuno fa una piega. Per non parlare delle nostre piazze.

Ci ricordiamo tutti come è stato criminalizzato il ragazzo ebreo che ha sparato pallini di gomma senza ferire gravemente nessuno. Ricordiamo politici e giornalisti parlare di criminale appartenente alla comunità ebraica, gli articoli dove si affermava falsamente che appartenesse alla Brigata ebraica e quelli dove era indicato addirittura il piano in cui risiedeva.

Sono usciti poi articoli dove si parlava di gruppi di estrema destra composti da ebrei e di come fossero diventati pericolosi. Lì gli appelli a non strumentalizzare non sono arrivati. Anzi, come ho scritto, politici e giornalisti hanno mescolato bene fango e odio.

Anche gli articoli su ebrei che rompevano statue sono diventati argomenti per molti, dimenticando che, ok, il simbolo di una statua religiosa, ma investire persone mi sembra un po’ più grave.

Invece no: l’ebreo è subito incolpato, messo alla gogna pubblica e la comunità è responsabile dei suoi gesti. L’ebreo è ebreo, non italiano.

Poi l’ennesimo musulmano tenta una strage e l’odio non va più bene: bisogna scindere l’uno dai tutti, non è un attentato, è solo pazzo.

Che poi abbia scritto mail dove insultava i cristiani e il loro Dio è solo un dettaglio trascurabile.

In tutto questo le vittime non sono importanti, non importa che abbiano la vita distrutta: bisogna dimostrare che noi non si odia. O meglio, che non si odiano i musulmani, perché se è un ebreo…

Ecco, a me questo stupisce e preoccupa.

Stupisce perché penso che sia da imbecilli non chiamare le cose col loro nome e fare finta che un attentato non sia un attentato.

Preoccupa perché la caccia all’ebreo in Europa l’abbiamo già vista, vengono usate le stesse parole di 100 anni fa e pochi sembrano notarlo.

Siamo un continente fallito, che non sa difendere i suoi cittadini per non passare per islamofobico.

Non abbiamo più speranza.

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