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Ho riletto letto l’intervista integrale di Renzi sul Corriere e mi ci sono ritrovata in ogni parola.

Lui è soddisfatto che finalmente ci sia una road map per il centrosinistra. Meglio tardi che mai, dice. Perché il Paese è in ginocchio. Lo dice l’Istat, non lui: aumenta la povertà, aumenta il debito pubblico, aumentano i giovani che lasciano l’Italia. Davanti a questo, le priorità non possono che essere gli stipendi, la sicurezza, la scuola. E fa bene il centrosinistra a smettere di litigare e a iniziare a lavorare seriamente sul futuro.

Poi c’è la polemica con Conte, che continua a dire che Renzi è un problema per l’Italia e che non deve essere ministro né candidato del listino. Renzi risponde con una dignità che pochi hanno. Dice che questa polemica è diventata stucchevole per gli addetti ai lavori, figuriamoci per i cittadini. E chiarisce che non sarà candidato nel listino di maggioranza per sua scelta, lo aveva detto sei mesi fa, non ieri. Se tornerà in Parlamento, lo farà con i suoi voti, non con l’aiutino dei 5 Stelle o del Pd.

E qui c’è una cosa che mi ha colpito tantissimo. Renzi è eletto ininterrottamente da oltre vent’anni prendendo voti, non scroccando passaggi. E a differenza di chi è arrivato alla politica tardi, entrando direttamente nelle stanze del potere, lui conosce il valore della militanza. Si fa politica per un ideale, non per fare il ministro.

Per questo non chiede nulla agli alleati. Offre il suo impegno per mandare a casa Meloni, Salvini, Tajani e tutto il cucuzzaro. E per costruire una coalizione che si occupi della crisi del ceto medio.

Anche sulla legge sul conflitto di interessi, Conte vorrebbe farne una contro di lui. Renzi risponde che una legge del genere va fatta, e che in Senato c’è già una sua proposta: chi fa il parlamentare, non fa altro. Purtroppo ha contro molti colleghi, a cominciare dagli avvocati d’affari. E a Conte dice: se vuoi dare una mano, firma questa legge che vale per tutti, invece di riesumare leggi fatte apposta contro di me. A lui va bene qualsiasi regola, purché valga per tutti. E non solo contro un singolo.

C’è chi dice che essere soltanto contro la destra non basterà a vincere. È vero. Ma è anche vero che la destra ha vinto solo e soltanto perché noi eravamo divisi. Se fossimo stati uniti nel 2022 non avremmo mai avuto Urso ministro o altre tragedie simili. Essere uniti non basterà a vincere. Ma bloccare il disegno di Meloni è un dovere morale, soprattutto pensando alle Presidenziali del 2028.

E qui Renzi è chiarissimo. Nessuno dice che sia incostituzionale che Meloni voglia il bis o punti al Quirinale. Tutto perfettamente legittimo. Ma anche molto pericoloso, conoscendo lo scarso senso istituzionale di questa destra sovranista e antieuropea. Perché vincendo le elezioni a maggio Meloni si assicurerebbe il Quirinale e in prospettiva metterebbe le mani sulla Corte costituzionale grazie ai cinque membri nominati dal Colle. Se la sinistra si divide la destra prende tutto e l’intero sistema istituzionale per la prima volta diventa dipendente da una sola leader politica.

E poi c’è l’Europa. Meloni in Europa è il trasformismo fatto persona. Fa l’europeista con Ursula, fa la sovranista con Salvini. Ma a gennaio 2028 inizia il semestre di presidenza italiana. Dopo quattordici anni dalla battaglia, vinta, sulla flessibilità, abbiamo la possibilità di far fare un passo avanti a Bruxelles. Ma per farlo bisogna credere all’Europa.

Sull’Ucraina, Renzi non si nasconde. Le divisioni sono trasversali, purtroppo. Ma il centrosinistra può trovare una sintesi: sì alla diplomazia, ma sì anche alla difesa comune. Dobbiamo combattere contro l’aggressione russa sia sul piano degli aiuti militari che sul piano diplomatico. Sull’economia e sulla giustizia servirà uno sforzo maggiore, ma lui è fiducioso.

Sulle elezioni, Renzi pensa che saranno a maggio, ed è la cosa più logica per tutti, abbinandole alle comunali e, per quello che ci riguarda, alle Regionali siciliane dove come Casa riformista auspichiamo primarie e candidiamo Pietro Bartolo. E su Vannacci dice di non sottovalutarlo. Non poteva continuare a salire troppo, ma il suo lo farà e comunque la sua presenza sulla scheda imporrà a Meloni di inseguirlo. Con questa situazione nel Paese il centrosinistra può perdere solo se si divide.

Al tavolo della coalizione, Renzi ha condiviso con Elly Schlein che per noi ci saranno le due capogruppo Maria Elena Boschi e Lella Paita. Sulla lista unitaria con gli altri centristi, noi ci siamo. Se invece ci saranno più liste, andremo con i nostri candidati, che sono forti e radicati sul territorio.

Sulle primarie, la cosa più logica è una sfida secca tra Schlein e Conte a turno unico, come ha giustamente proposto Dario Franceschini. Se invece ci saranno tanti candidati e un ballottaggio, allora noi avremo il nostro candidato.

E infine, il nome. C’è chi la vorrebbe chiamare Alleanza per la Costituzione, chi Alleanza per l’alternativa. Lui propone La Rosa Bianca. Un nome che ricorda la battaglia dei giovani cattolici contro Hitler, che evoca la Rosa simbolo del socialismo, che richiama il fiore simbolo dell’amore.

Ecco perché io sto con lui. Perché chi vuole costruire un’alternativa a Meloni non può passare il tempo a mettere veti e a dare del traditore. Deve passare il tempo a costruire.

E Renzi, in questa intervista, ha costruito. Ha detto: io ci sono, con i miei voti, senza chiedere niente. Tocca agli altri decidere se vogliono vincere davvero, o se preferiscono perdere pur di non stare insieme.

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