
Partiamo dal lavoro.
Da una parte c’è la proposta italiana di ridurre progressivamente l’orario a 32 ore settimanali, a parità di salario, con incentivi pubblici alle imprese. Dall’altra, i Democratici americani mettono al centro crescita, investimenti industriali, occupazione, produttività e aumento dei salari.
Sull’impresa, la differenza è culturale prima ancora che economica: il modello democratico americano punta sulla competitività, sull’innovazione e sulla capacità di creare ricchezza. Nel dibattito italiano prevale invece l’attenzione alla redistribuzione e alla regolazione pubblica, al reddito di cittadinanza, ai bonus, patrimoniale, ecc..
Ma è sulla politica internazionale che emerge una distanza siderale.
Il M5S vuole interrompere l’invio di armi all’Ucraina. I Democratici americani sostengono l’Ucraina, la NATO e il ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza internazionale.
Insomma, il problema non è stabilire chi sia più o meno progressista.
Il problema è capire quale modello di società si intenda costruire.
Una sinistra che parla di crescita, impresa, innovazione, sicurezza, responsabilità internazionale e tutela dei diritti oppure una coalizione che come qui cerca il proprio punto di equilibrio sommando proposte redistributive, ricette economiche poco aggiornate e posizioni divergenti sulla collocazione internazionale dell’Italia?
Non basta chiamarsi progressisti per avere la stessa idea di progresso.
E non basta guardare oltreoceano quando si vince, se poi si preferisce non guardare troppo da vicino ciò che si propone.
Il progressismo non è un’etichetta. È una cultura di governo.
PS. Il recente entusiasmo della sinistra italiana per la vittoria dei Democratici statunitensi (che concordo) ma evidenzia profonde differenze strutturali rispetto all’impostazione capitalista e moderata del Partito Democratico americano. Mentre i leader come Nicola Fratoianni o il falso Conte vedono nel voto un modello strategico per contrastare le destre, il programma della sinistra italiana rimane radicato in un forte intervento statale e nel pacifismo internazionale. Per un approfondimento sui temi del dibattito, leggi l’articolo completo su Linkiesta.