“Facite ammuina”. Ai piani alti del Pd la scelta di fare i tavoli sul programma – che ieri sono stati ufficializzati con tanto dei nomi dei partecipanti – viene sintetizzata, più o meno ironicamente, così. D’altra parte, il mantra a questo punto è “avrete il programma a fine novembre”. In effetti, gli occhi sono già puntati più in là: sulle regole delle primarie, sul modo per renderle una competizione che attragga elettori in vista delle Politiche, invece di trasformarsi in una sfida all’Ok Corral. E allora, ecco che torna un’idea, una suggestione: Pier Luigi Bersani come garante. Sarebbe un nome che va bene al Pd, ai 5S, a Avs. E allora, raccontano che Elly Schlein avrebbe in mente per lui il ruolo che fu di Luigi Berlinguer in quelle del 2012 (dove proprio l’allora segretario del Pd fu sfidato da Matteo Renzi) ovvero il presidente del Collegio nazionale dei garanti. Non solo per vegliare sul regolamento, ma anche e soprattutto sulla politica. D’altra parte, Bersani in questi mesi è stato tirato in ballo più volte. Come federatore per il programma da Rosy Bindi, tanto per cominciare. Un tentativo di trovare una figura super partes.
Lui finora si è tenuto alla larga da incarichi e investiture di questo genere. E così continua a fare in questi giorni. Nel suo inner circle, anzi, raccontano di non saperne nulla. D’altra parte, negli ultimi anni si è ritagliato un ruolo a metà tra padre nobile e opinionista. E poi anche tra i più vicini continua a girare l’idea che potrebbe aspirare al Quirinale. D’altra parte, sono i ragionamenti che si fanno, è l’unico candidato di centrosinistra che potrebbe cercare di prendere i voti a sinistra. Pier Ferdinando Casini e Paolo Gentiloni, gli altri due nomi d’area più gettonati, hanno tutt’altro profilo. Però anche Bersani, in caso di competizione per il Colle, dev’essere in grado di farsi votare dalla destra. E dunque, fino a che punto gli conviene mischiarsi di nuovo con i Progressisti?
In attesa di capire come saranno le primarie, ci sarà dunque, il tavolo del programma (nuovamente sollecitato da Giuseppe Conte), con i capigruppo di Pd, 5S, Avs e Iv. E con loro anche Riccardo Magi di + Europa, Franco Gabrielli e Ernesto Ruffini per più Uno, mentre Alessandro Onorato manderà Marco Mistretta, responsabile del programma di Progetto Civico. Dovrebbe riunirsi entro fine settimana. “All’ordine Facite ammuina – scherzano nel Pd – tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta… chi nun tien nient’a ffa, s’aremeni a ‘cca e a ‘lla”. Alla base di questo atteggiamento c’è l’idea che è quasi tutto deciso, a parte il dossier armi a Kiev, che dovrà essere sciolto dai leader. E che bisognerà rimettere insieme le proposte di legge fatte dall’opposizione. Ieri poi il Pd ha riunito la segreteria proprio per elaborare una strategia contro la manovra e per definire un perimetro a partire dai 21 punti della risoluzione unitaria in risposta al Dfpf.

Ecco la sintesi e il significato del retroscena politico descritto nel POST:
Elly Schlein sta valutando Pier Luigi Bersani come garante delle prossime primarie del centrosinistra, un ruolo strategico per unire l’alleanza (Pd, M5S, Avs) e disinnescare tensioni interne, analogo a quello che Luigi Berlinguer ebbe nel 2012.
Il quadro politico delineato si articola su tre punti chiave:
- I tavoli del programma: Definiti ironicamente nei vertici del Pd come un modo per “fare ammuina” (creare confusione o fare melina), servono a prendere tempo in attesa che il programma ufficiale venga presentato a fine novembre.
- Le primarie ed il ruolo di Bersani: L’obiettivo della segretaria è evitare una sfida distruttiva (“all’Ok Corral”). Bersani viene visto come l’unico vero “federatore” capace di mettere d’accordo tutte le anime della coalizione e vigilare sulla tenuta politica dell’accordo.
- Il dilemma del Quirinale: Bersani per ora prende le distanze. Nel suo entourage si valuta che un coinvolgimento troppo marcato con la sinistra progressista potrebbe penalizzarlo nella corsa al Colle. Essendo considerato un potenziale candidato alla Presidenza della Repubblica (insieme a profili diversi come Casini o Gentiloni), avrebbe infatti bisogno anche dei voti del centrodestra per essere eletto.