Conte vive di paletti, di veti, di “no a Renzi”. Renzi, piaccia o non piaccia, parla di Casa Riformista, di ceto medio, di stipendi, di scuola, di sicurezza, di come si ferma una destra sovranista che rischia di prendersi anche Quirinale e Corte Costituzionale.
Uno propone, l’altro impedisce.
Conte vorrebbe una coalizione di soldatini che marcino al suo passo, dove si alza la mano solo per chiedere permesso. Renzi invece è uno che conosce i meccanismi della politica, sa leggere gli equilibri, non chiede il permesso, discute, propone e pretende di contare. E questo lo manda in tilt.
E la storia lo smentisce: la destra ha vinto nel 2022 solo perché la sinistra era divisa a forza di veti.
Il mantra di Renzi è sempre stato “Conta il voto , non il veto”.
Caro Giuseppe, mettiti d’accordo con te stesso. Se Renzi è irrilevante, perché metti le transenne? Forse perché sai benissimo che quando si decide davvero, il peso politico non si misura con i like sotto i post, ma con le idee e con i voti presi in vent’anni sul territorio.
Fattene una ragione: per costruire un’alternativa ci vogliono idee grandi. Con i veti non si vince .

POST sui rapporti tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, e più in generale sulla costruzione di un’alternativa di centro-sinistra, riflette una delle principali linee di tensione strategica all’interno delle opposizioni in Italia.
Il confronto ruota attorno a due visioni contrapposte sulla natura delle coalizioni e sul peso politico dei singoli leader:
- La posizione dei sostenitori di Renzi e di Italia Viva: Questa prospettiva sottolinea che una coalizione vincente contro il centro-destra non può fare a meno di un’area riformista e moderata, radicata sul territorio e capace di attrarre il ceto medio. Secondo questa tesi, i veti ideologici o personali (come quelli attribuiti a Conte) frammentano l’elettorato, ripetendo l’errore delle elezioni politiche del 2022 che hanno favorito la vittoria della destra. L’enfasi viene posta sulla capacità di fare proposte concrete sulla scuola, la sicurezza e l’economia, rivendicando un peso politico basato sulle idee e sulla competenza istituzionale piuttosto che sui meri consensi digitali.
- La posizione del Movimento 5 Stelle e di Giuseppe Conte: Dall’altro lato, la leadership del M5S e i suoi sostenitori motivano le distanze da Renzi richiamando questioni di coerenza programmatica, affidabilità politica e compatibilità etica. Dal punto di vista del Movimento, la costruzione di un’alternativa solida richiede una chiara condivisione di valori e pilastri fondamentali (come la giustizia sociale, la transizione ecologica e l’etica pubblica), elementi che considerano difficilmente conciliabili con le posizioni e le passate alleanze di Italia Viva. Per questa area, non si tratta di “veti a prescindere”, ma della necessità di garantire stabilità e credibilità a un progetto di governo, evitando alleanze ritenute contraddittorie agli occhi del proprio elettorato.
La dialettica tra la logica dei “voti” (allargare il più possibile il perimetro per essere competitivi) e quella dei “programmi” (mantenere una forte identità per evitare l’instabilità) rimane uno dei nodi centrali per il futuro dell’assetto politico italiano.