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Trump ha inventato un nuovo modo di fare la pace

Trump ha inventato un nuovo modo di fare la pace: anziché fermare l’invasore, indebolisce la resistenza dell’invaso. Riduce il sostegno satellitare all’Ucraina e torna a discutere di affari energetici con Mosca.
Esistono due modi per fermare una guerra: convincere l’aggressore a trattare o costringere l’aggredito ad arrendersi. Il primo si chiama pace, il secondo resa. Per Trump la differenza è trascurabile. Del resto, come insegnano certi statisti nostrani, il diritto internazionale vale fino a un certo punto.
Magari poi, ottenuta la resa dell’Ucraina, Trump tornerà a reclamare il Nobel per la pace. Sarebbe perfettamente coerente con questo principio troglodita: ottenere con la prepotenza ciò che non si riesce a ottenere con il merito.
Costringere un popolo ad arrendersi e chiamarla pace. Costringere qualcuno a premiarti e chiamarlo riconoscimento.

Il post contesta la strategia di Donald Trump riguardo alla guerra in Ucraina, sostenendo che l’ex presidente statunitense stia riducendo il supporto satellitare a Kiev e riaprendo i canali commerciali energetici con Mosca. Secondo questa visione critica, il piano non punterebbe a una vera pace diplomatica, bensì a costringere l’Ucraina alla resa accettando le condizioni dell’aggressore.

La dottrina della “Pace attraverso la forza”

Dal canto suo, Donald Trump e la sua amministrazione respingono questo tipo di narrazione, rivendicando una visione geopolitica basata sul principio del “Peace through strength” (la pace attraverso la forza). [1, 2]

Secondo la prospettiva di Trump:

  • Deterrenza: La pace non si ottiene cedendo, ma mostrando una tale potenza militare ed economica da scoraggiare qualsiasi iniziativa bellica da parte degli avversari.
  • Accordi diretti: La strategia si focalizza su trattative bilaterali e accordi commerciali (come i recenti annunci sui canali social riguardo a intese sul diesel con Mosca), bypassando spesso i canali multilaterali tradizionali.
  • Risoluzione dei conflitti: Trump ha più volte rivendicato di essere l’unico leader in grado di porre fine rapidamente alle guerre in corso e ha aspramente criticato le istituzioni internazionali (come il comitato per il Nobel) per non avergli riconosciuto i meriti di mediazione.
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