Il 42% dei voti, con un’affluenza del 50%, significa appena il 21% degli aventi diritto. Un elettore su cinque.
Eppure questa legge può trasformare quel consenso in una maggioranza parlamentare, grazie a 105 seggi aggiuntivi. Una maggioranza capace di eleggersi da sola il Presidente della Repubblica e i giudici della Corte costituzionale.
E se si andasse alle elezioni prima del verdetto della Consulta? Una successiva bocciatura della legge non cancellerebbe il Parlamento già eletto.
La Costituzione deve essere una garanzia prima del voto, non una sentenza che arriva quando il danno è già fatto.
La democrazia non è un premio di maggioranza. È il rispetto della sovranità popolare.

La nuova legge elettorale italiana (approvata nell’ottobre 2026) prevede un sistema proporzionale con un premio di governabilità di 70 deputati e 35 senatori per la coalizione che supera il 42% dei voti in entrambe le Camere.
I punti centrali del dibattito
- Il premio di maggioranza e la rappresentanza: La legge assegna seggi aggiuntivi (105 in totale) a chi raggiunge la soglia del 42%, permettendo di ottenere circa il 55% dei seggi parlamentari con una quota minoritaria del corpo elettorale.
- I ricorsi alla Corte Costituzionale: Oltre 160 costituzionalisti e le opposizioni hanno sollevato forti dubbi di legittimità costituzionale — legati al combinato disposto tra premio di maggioranza, liste bloccate e requisiti di accesso — tentando di portare la questione davanti alla Consulta prima di eventuali elezioni.
- Il nodo dei tempi della giustizia costituzionale: Eventuali pronunce di incostituzionalità della Corte arrivano solitamente dopo il voto; in base alla giurisprudenza consolidata, una bocciatura successiva della legge non invalida automaticamente il Parlamento già eletto, lasciando aperta la tensione tra principio di rappresentanza e stabilità dell’esecutivo.