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Con “Capitolo 18” Conte promette nel suo programma dei sogni di fare un regalo di compleanno ai giovani nel giorno del compimento del diciottesimo anno di età.

Con “Capitolo 18” Conte promette nel suo programma dei sogni di fare un regalo di compleanno ai giovani nel giorno del compimento del diciottesimo anno di età.

Ne indica anche beffardamente la copertura: la tassazione sarà applicata all’eredità.

Quindi sarà il primo regalo che i giovani pagheranno di tasca propria al ricevimento dell’eredità della famiglia?! Indovinello popolare:

Chi la conosce la fugge, chi non la conosce la prende, chi la fa la vende, chi la compra non l’usa, chi l’usa non la vede.

Ancora insiste nel fare disastri. Stiamo ancora pagando tutti per le sue politiche di sperpero del denaro pubblico. Ora prende in giro i diciottenni dopo avergli accollato debiti stratosferici, nel indebitarli ulteriormente. Scemo. Ma dove li trova i soldi questo personaggio prima bisogna che chiude il buco che ha lasciato ma come fa ha inventarsi questo regalare gratis soldi.

IL TEATRO DELLA POLITICA: TANTE PAROLE, POCHI SACRIFICI E IL CONTO LO PAGA SEMPRE IL CITTADINO. In Italia assistiamo ormai a uno spettacolo che si ripete ogni giorno: tutti urlano, tutti dicono di avere ragione, tutti accusano gli altri. Nel frattempo, però, in mezzo a questo interminabile confronto fatto di proclami, slogan e invettive, c’è sempre lui: il cittadino.

Quello che lavora. Quello che paga le tasse. Quello che arriva a fine mese facendo i conti. Quello che quando tutto aumenta deve semplicemente stringere i denti.

E viene spontanea una domanda: tra tutti coloro che proclamano di battersi per il popolo, quanti sono realmente disposti a rinunciare a qualcosa di ciò che ricevono dalla politica?

Quanti rinunciano ai propri privilegi? Quanti chiedono seriamente che vengano controllati patrimoni, redditi e ricchezze accumulate nel corso degli anni da chi ha fatto della politica una professione? Quanti sarebbero disposti a sottoporsi agli stessi controlli e agli stessi sacrifici che vengono richiesti quotidianamente ai cittadini?

Sarebbe interessante vedere una commissione di controllo realmente indipendente e rigorosa, capace di verificare con trasparenza l’origine e l’evoluzione dei patrimoni di chi ricopre o ha ricoperto importanti incarichi pubblici. Non per colpevolizzare qualcuno a priori. Ma perché chi amministra il denaro e il potere pubblico dovrebbe essere il primo a non avere nulla da nascondere.

La politica dovrebbe essere confronto, responsabilità, rispetto e soprattutto capacità di trovare soluzioni. Urlare, insultare e accusare non è governare. E nemmeno trasformare ogni problema in uno spettacolo televisivo serve a restituire fiducia alle persone.

Poi c’è una parte dell’informazione. Un’informazione che, troppo spesso, sembra confondere il racconto dei fatti con l’interpretazione dei fatti. Giornalisti, opinionisti e commentatori diventano talvolta protagonisti della stessa rappresentazione politica che dovrebbero osservare con spirito critico.

E così il cittadino rischia di non sapere più dove finisca la notizia e dove inizi la propaganda.

Ma il problema più grande rimane chi lavora. Il lavoratore è sempre meno numeroso, sempre più gravato da tasse, costi e responsabilità, e troppo spesso sembra essere diventato la parte del sistema alla quale chiedere continuamente nuovi sacrifici. Lavora. Paga. Contribuisce. Sostiene il sistema. E alla fine, spesso, è proprio lui a dover sopportare il peso maggiore delle inefficienze di quel sistema. Allora forse dovremmo smettere di lasciarci incantare dai sorrisi, dagli slogan e dalle promesse confezionate per il pubblico.

La politica non si giudica da quanto forte parla, ma da quanto è capace di risolvere.

L’informazione non si giudica da quanto rumore produce, ma da quanto è capace di raccontare la realtà senza piegarla agli interessi di qualcuno. E un’istituzione non si dimostra vicina ai cittadini con le parole, ma con trasparenza, responsabilità e fatti concreti. Perché dietro ogni slogan c’è una persona. Dietro ogni tassa c’è un sacrificio. Dietro ogni decisione politica c’è una famiglia che può essere costretta a rinunciare a qualcosa. È arrivato il momento che il cittadino non sia più soltanto il pubblico di questo spettacolo.

Deve tornare a essere il protagonista. Perché la democrazia non è applaudire chi urla più forte. È avere gli strumenti per capire chi dice la verità, chi racconta mezze verità e chi ci prende in giro con il sorriso. E forse la prima forma di cambiamento è proprio questa: informarsi, verificare, fare domande e non smettere mai di pretendere trasparenza.

PS: La misura a cui mi riferisco non si chiama “Capitolo 18”, bensì “Capitale 18”. Si tratta di una delle proposte centrali inserite nel Patto generazionale per i giovani presentato dal MoVimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte a settembre 2026, durante l’evento Nova.

La proposta prevede l’erogazione di 15.000 euro per ciascun giovane al compimento del diciottesimo anno di età.

I dettagli della proposta “Capitale 18”

Il bonus non è un semplice regalo spendibile senza vincoli, ma un fondo pensato per supportare l’autonomia dei giovani e il loro ingresso nell’età adulta. I punti chiave della misura includono:

  • Vincoli di utilizzo: La somma di 15.000 euro deve essere impiegata specificamente per finanziare percorsi di università e formazione, avviare un’attività d’impresa o favorire la mobilità.
  • Requisiti economici: La misura è considerata selettiva ma copre una platea quasi universale, poiché è riservata ai giovani con famiglie che hanno un reddito complessivo annuo inferiore a 300.000 euro.
  • Copertura finanziaria: Secondo il piano del M5S, l’alto costo della misura (stimato tra gli 8,2 e gli 8,7 miliardi di euro all’anno) verrebbe coperto attraverso una riforma progressiva e l’aumento delle imposte sulle grandi successioni e donazioni.
  • FACILE A DIRE DIFFICILE DA ATTUARE. CARO CONTE LA QUALINQUE, E I COSTI RIMANGONO SULLA GROPPA DI CHI PAGA LE TASSE ! CHE SONO POCHI MOLTO POCHI. QUESTO E IL PROBLEMA,
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