Il fatto che ci siano esseri senzienti che scelgano di votare questa roba qui non lascia molte speranze per il futuro dell’Italia. Uno che ripete ancora balle smentite da anni come quelle sui colloqui in Turchia sabotati da Boris Johnson, evidentemente ha quell’idea di negoziato. Cioè un accordo in cui si possa legittimamente chiedere all’aggredito di non pretendere di riavere ciò che è suo, di smantellare il proprio esercito nonostante abbia in casa un vicino che lo vuole cancellare dalle carte geografiche, ma anche di parlare la lingua dell’invasore e concedergli persino il diritto di veto sull’autodifesa in caso di nuova aggressione. Però chiama Zelensky e gli riconosce lo status di essere stato agredito e invaso.
La bacchetta magica
Conte dice che, se fosse al governo, rassicurerebbe Zelensky e poi parlerebbe direttamente con Putin per capire se una trattativa è possibile.
Bene. Per dirgli cosa? E soprattutto, perché aspettare? Si vota tra più di un anno. Se uno è convinto di avere un canale con Mosca, un ex presidente del Consiglio che con Putin ci ha già parlato, non ha bisogno di Palazzo Chigi per prendere un aereo. Nessuno glielo impedisce. Eppure il viaggio resta appeso a una vittoria elettorale che non è nemmeno all’orizzonte.
Le trattative, del resto, sono aperte da quattro anni. Ci hanno provato i turchi, il Vaticano, la Casa Bianca, una processione di leader europei arrivati a Mosca con la faccia seria. La risposta è sempre la stessa, l’elenco delle province che Putin pretende. Non un negoziato, un catasto.
Le poche aperture di Mosca sono arrivate quando gli attacchi ucraini hanno cominciato a colpire raffinerie e depositi dentro il territorio russo. I vertici diplomatici non hanno prodotto niente di paragonabile. Putin non vuole la pace, vuole l’Ucraina, e lo ripete da quattro anni senza nemmeno la fatica di nasconderlo.
Delle due una. O Conte ha in mano una leva che nessun altro ha trovato, e allora ce la mostri, ci dica quale argomento userebbe lui che non sia già stato provato da mezzo mondo. Oppure sono parole che servono ad altro. Parlano a una parte precisa del suo elettorato, quella che diffida della Nato, guarda con simpatia alle posizioni di Di Battista, legge la guerra soprattutto come una questione americana. Senza quelle frasi guarderebbe altrove.
Il prezzo che è disposto a pagare dice il resto. Quartapelle scrive su X che c’è chi vuole rompere la coalizione su una materia che per il PD vale il futuro dell’Europa e la sicurezza del continente. Fassino gli chiede se sarebbe disposto ad accettare le condizioni del Cremlino. Conte incassa e ripete.
Poi c’è la trovata delle primarie, la linea sull’Ucraina decisa dagli italiani ai gazebo. La politica estera di un paese della Nato non si decide così.
Il punto non è volere la pace. La pace la vogliono tutti, gli ucraini più di chiunque, visto che ci muoiono.
Il punto è chiamare pace quella cosa che a Mosca chiamano vittoria. E BASTA CON FAKE RUSSOFANE CARO CONTE. Voi profili fake non pagate nulla. Per ora.
