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Conte-Schlein, prove di disgelo.

Pranzo dopo il botta e risposta su Ucraina e primarie: «Clima disteso» E lei cede sulle spese militari

Parafrasando Petrolini (che rivolto verso uno spettatore del loggione che lo importunava a teatro disse : “ io non ce l’ho con te ma con chi ti sta vicino e non ti butta di sotto”), io non ce l’ho con il filo-sovietico Peppone (ex-Giuseppi) . Io non ce l’ho con lui, ma con chi gli sta vicino ed ancora non lo butta di sotto ! ELLY NON HAI POLSO. SEI UNA BANDERUOLA. Bravi; Conte e aggiungo a questo pinto anche la ELLY da una parte e Salvini/Vannacci dall’altra e l’Italia è inoffensiva. Condannati ad essere ininfluente in Europa e presentarsi col cappello in mano al traino degli altri.

Peccato ELLY mentre per Giuseppe Conte e residuo Cinquestelle duri e puri che sostengono lo schema Travaglio. Per Giuseppe Conte la inevitabile decisione di continuare a riarmare l’ Ukraina (come è giusto che sia) diventerebbe uno scaricabarile sulla Elly Schlein, certa vincitrice delle Primarie, potendole addossare la responsabilità della decisione “pro armi” salvando così la faccia nei confronti dei vetero-grillini.

Però ciò che conta è che sarebbe stata comunque una soluzione fuori da ogni logica in una coalizione politica.

Conte-Schlein, prove di disgelo.

Un pranzo insieme, loro due da soli. Menu a base di spese militari indigeste. Elly Schlein a tavola con Giuseppe Conte, dopo le tensioni e il botta e risposta a distanza su Ucraina e primarie. L’appuntamento era stato fissato la scorsa settimana, prima che il presidente del Movimento 5 stelle infiammasse il dibattito nel campo progressista, suggerendo di far scegliere ai cittadini ai gazebo la linea da tenere sull’invio delle armi a Kiev. «Non funziona così, prima il programma», lo ha avvisato la segretaria Pd, che ai parlamentari a lei più vicini non ha nascosto l’irritazione per la fuga in avanti dell’alleato. Ma non ha modificato di una virgola la sua strategia: far buon viso a cattivo gioco, in nome della costruzione dell’alternativa. Si è concessa solo una battuta, della serie «ti è scappato un po’ il freno», quando ieri si è seduta al tavolo prenotato all’“Hostaria Costanza”, a due passi da Campo de’ Fiori, ormai diventato ufficialmente il ristorante del campo largo. È lo stesso scelto per l’ormai famosa foto di metà giugno anche con i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (stavolta non invitati né avvisati). «Clima disteso, hanno fatto il punto sui prossimi passi», assicurano fonti Pd.

Pare che il conto l’abbia pagato l’avvocato, ma il prezzo politico più salato sembra a carico di Schlein. La leader dem ha fatto quello a cui ormai è abituata, pur di tenere in piedi la sua linea «testardamente unitaria»: assecondare la volontà di Conte. Dando il suo via libera al testo della risoluzione congiunta, messa a punto per il passaggio parlamentare di oggi sulle clausole di salvaguardia, con le modifiche chieste dai 5 stelle. Cioè esplicitando nella premessa che bisogna «scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato», che suona come un no anche ai prestiti del fondo europeo Safe, su cui il Pd è possibilista, mentre M5s e Avs sono contrari. Poi precisando, nell’impegno al governo, che le eventuali risorse aggiuntive, ottenute con la flessibilità concessa da Bruxelles, vengano usate per contrastare la povertà, finanziare la sanità e aiutare famiglie e imprese alle prese con la crisi energetica, «escludendo che siano destinate a impegni di spesa militare».

Dal Movimento fanno subito sapere di essere «soddisfatti per la sintesi» ottenuta, tanto da girare il «testo definitivo» alle agenzie, prima ancora che i parlamentari dem l’abbiano visionato. Così i riformisti del Pd, inevitabilmente, si infuriano: «Vedremo se la notte porterà consiglio, perché quello che si legge non è un testo condivisibile», dicono. Un messaggio ai loro capigruppo, Chiara Braga e Francesco Boccia, che hanno seguito le trattative con gli alleati, ma soprattutto alla segretaria, ancora una volta accusata di essersi appiattita sulla linea 5 stelle. E di accettare di spaccare il suo partito pur di attovagliarsi tranquilla con Conte. Il quale si è premurato di informare lui per primo i giornalisti del pranzo con Schlein. «Tra noi nessun problema personale – assicura – la dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco».

Però la dialettica, se portata all’esasperazione dalla sfida delle primarie, può risultare nociva per la credibilità della futura coalizione di centrosinistra. E Conte fa capire chiaramente di non avere alcuna intenzione di moderare le sue uscite sull’accidentato terreno della politica estera: «Sull’Ucraina in questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il M5s diciamo da quattro anni, la nostra posizione è sempre la stessa – sottolinea -. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico». Il fatto è che rispettare non significa condividere e la posizione sul sostegno militare a Kiev e sul dialogo con Mosca, prima o poi, dovrebbe diventare una sola. Buona per Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Più Europa e per tutti gli altri aspiranti partecipanti al campo largo.

La verità è che Conte è già in modalità primarie: a tavola avrebbe avvisato la sua alleata (e prossima avversaria) che per lui non ci sono alternative per la scelta del candidato premier. E in serata ha ribadito che «la politica estera non può rimanere fuori dalle primarie, sarebbe un’assurdità. Sarà inevitabile che durante le primarie i candidati possano esprimere un indirizzo». Schlein ne farebbe volentieri a meno, se ci fosse un modo per incoronarla come leader della coalizione senza passare dai gazebo. In realtà, entrambi sono già in campagna elettorale, peraltro impostata fin qui con tappe molto diverse. Ieri sera, nelle stesse ore, lei era impegnata alla festa dell’Unità di Capracotta, sperduto paesino del Molise. Dove ha parlato dei problemi delle aree interne, ospedali e scuole, ma non di spese militari. Mentre l’ex premier è andato a presentare il suo libro a Capalbio, storico buen retiro dell’“intellighenzia” di sinistra. Una distanza non solo geografica

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