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Nel giro di pochi mesi Giorgia Meloni ha incassato due sonore smentite politiche.

“Nel giro di pochi mesi Giorgia Meloni ha incassato due sonore smentite politiche. La prima è arrivata dai cittadini, con il referendum sulla giustizia. La seconda dal Parlamento, sulla legge elettorale che lei stessa aveva voluto, imposto e difeso. Due passaggi molto diversi, ma accomunati da un dettaglio non trascurabile: quando Meloni ci mette la faccia si prende una sportellata. Eppure non è successo nulla. Nessun dubbio, nessuna autocritica, nessuna riflessione. Si è rialzata, ha spolverato la giacca ed è andata avanti come se il problema fosse degli altri. Fischiettando. È una curiosa concezione della responsabilità politica. Quando le cose vanno bene, il merito è suo. Quando vanno male, semplicemente non sono mai accadute. Fa un certo effetto, soprattutto perché da tre anni ci viene raccontato che questo è un governo fortissimo, sostenuto dal consenso popolare e da una maggioranza granitica. Se davvero fosse così, una doppia bocciatura di questo peso dovrebbe almeno indurre a interrogarsi. Invece no. Si tira dritto, come se la realtà fosse un fastidioso dettaglio. La scena più paradossale è un’altra. Il Parlamento viene tenuto inchiodato per giorni a discutere una legge elettorale che interessa quasi esclusivamente chi governa. Una legge costruita per rendere più sicura la permanenza al potere di chi è già al potere. Fuori da Palazzo, però, gli italiani continuano a fare i conti con stipendi che non bastano, liste d’attesa interminabili, imprese in difficoltà, giovani che se ne vanno. È un vizio della maggioranza di governo: non riesce a migliorare la vita dei cittadini ma prova almeno a migliorare le proprie probabilità di restare inchiodato alla poltrona. Ma c’è una differenza tra perdere una votazione e perdere il senso delle priorità. La prima può capitare. La seconda è molto più difficile da recuperare.”

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