Con la riforma dell’abilitazione scientifica nazionale, voluta dalla Ministra Bernini, 30mila ricercatori rischiano di essere espulsi dall’università. Un’ulteriore spinta per migliaia di giovani a lasciare l’Italia dove il loro merito non viene riconosciuto, in un sistema universitario continuamente definanziato.
Un danno enorme al Paese. L’ennesimo, grave, fallimento del Governo Meloni.

Sulla riforma del reclutamento universitario e sull’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), approvata in via definitiva a luglio 2026, vede posizioni fortemente contrapposte tra il Ministero dell’Università e della Ricerca, i sindacati di categoria e le associazioni dei ricercatori.
Le critiche dei sindacati e delle opposizioni
La formulazione utilizzata ricalca le denunce espresse da sigle sindacali come la FLC CGIL e da diversi esponenti dell’opposizione. Le principali criticità sollevate riguardano:
- Il destino dei precari: Si stima che circa 30-31 mila ricercatori e docenti già abilitati rischino di rimanere esclusi dai ruoli accademici a causa della mancanza di un piano straordinario di assunzioni e di stanziamenti finanziari dedicati.
- Rischio di localismo: L’eliminazione dell’ASN sposta la selezione interamente a livello locale nei singoli atenei, sollevando il timore di un ritorno a logiche clientelari o “concorsi su misura”.
- Fuga dei cervelli: La mancanza di una stabilizzazione chiara per le figure del pre-ruolo viene indicata come un incentivo per i giovani ricercatori a trasferirsi all’estero.
La posizione del Ministero e dei sostenitori della riforma
La Ministra Anna Maria Bernini e i sostenitori del provvedimento difendono la riforma evidenziando obiettivi diametralmente opposti:
- Semplificazione burocratica: L’abolizione dell’ASN mira a cancellare un passaggio nazionale considerato ridondante e rallentante per l’accesso ai ruoli di professore associato e ordinario.
- Autonomia e merito: Il nuovo sistema si basa sull’autocertificazione dei requisiti di produttività e qualificazione scientifica, lasciando agli atenei la responsabilità e la flessibilità del reclutamento secondo criteri standardizzati dall’ANVUR.
- Contrasto alle false aspettative: Secondo la maggioranza, l’ASN aveva generato l’errata percezione che il superamento del filtro nazionale equivalesse a un diritto acquisito alla cattedra, indipendentemente dai posti effettivamente disponibili negli atenei.