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Non sempre anzi quasi mai quelli di HuffPost usano parole tenere nei confronti di Matteo Renzi ,per cui se ora lo fanno ,prendiamo al volo questa notizia.

Non si può che condividere cio che ha scritto nel suo articolo @Maurizio Guandalini. Renzi è la soluzione, non il problema Tutto il resto accanto, al centro o a sinistra del Pd è parcellizzazione

“Non capisco questa campagna di affidabilità richiesta a Renzi per stare nel centrosinistra. Nei dibattiti televisivi e sui quotidiani cercano di trovare la prova per metterlo da parte. Ma sento molta gente che al contrario considera Renzi determinante, il solo che sta facendo opposizione a Meloni e che vede nell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica un motivo perché il campo largo si unisca”. È il sunto di una lunga mail di un lettore di Albinea, provincia di Reggio Emilia, militante del Pd. Che capovolge la vexata per cui Renzi è consigliabile rimanga fuori dal campo largo (l’ex premier ha detto che non vuole i voti di Pd e Movimento 5 Stelle perché corre nel proporzionale). Questione di credibilità. Misurata sui precedenti. Quasi che l’ex premier abbia combinato chissà quali fattacci da sfasciacarrozze (errori ne ha fatti come tutti, basti pensare che ha costruito una classe dirigente che via via l’ha rinnegato). È stata la nomea che a qualcuno ha fatto comodo costruire sul personaggio Renzi. Quanto la conclusione banale che è il miglior politico in circolazione ma con il carattere che si ritrova è più saggio perderlo che trovarlo.

Ammetto che questi ragionamenti di superficie non li capisco. Sono intrisi di quell’infantilismo politico che pensavo fosse superato per effetto di un minimo di maturazione aiutata dal tempo che passa. Così non è perché nel campo largo, nei pressi del Movimento 5 Stelle si dà spazio a una idea alternativa con ricatto, o noi o Renzi. E la tentazione è rispondere meglio l’ex premier visto che i 5 Stelle, a leggere i dati delle amministrative, non sono così prodighi a riversare le loro preferenze sul candidato Pd sindaco o presidente di regione di turno. Pure nei dintorni del Pd dove è sempre alto il livello di rancore per tradimento di Renzi si dice che è opportuno che la costruzione della gamba di centro sia tolta dalle sue mani per darla in ‘usufrutto’ agli Onorato e ai civici, la classe degli amministratori del fare (una presunzione di cui non sentivamo la mancanza!).

Carte scoperte sul tavolo, Renzi è il solo che ha capito la reale posta in gioco. Il prossimo Presidente della Repubblica, dopo Mattarella, nel 2029. Obiettivo svelato dalla Meloni che senza giri di parole ha detto che non ci sarebbe nulla di male se al Quirinale salisse una personalità del centrodestra. Con retroscena del generale Vannacci che potrebbe essere lo sponsor della carta Meloni per il Colle. Ci sono abbastanza motivi per i partiti del centrosinistra, lo pensano in maggioranza, di darsi una regolata per evitare che il popolo del campo largo corra dietro ai propri dirigenti politici con i forconi nell’eventualità, non così remota, dell’ennesimo passo falso (se a sinistra non prevale Tafazzi, la fermeremo, parola di Matteo Renzi al Foglio). Lo diciamo alla Schlein che ha mille ragioni di guardarsi le spalle da chi lavora per cucirle addosso la qualità di una leader senza carisma, incapace di ambire alla premiership, perché donna, giovane e con una compagna di vita donna (rimane diffusa la diffidenza verso l’omosessualità della segretaria, anche nel Pd) a ben vedere un destino comune con Renzi, sia quando nel Pd fecero di tutto per sconfiggere la sua premiership e sia oggi quando è siglato come inattendibile. Manca l’educazione a sostenere chi vuole farcela a raggiungere degli obiettivi. ‘Ma dove vai, dove vuoi andare’ è la corale opera di spegnimento di ogni cenno di positiva ambizione.

Ecco, questo è l’establishment bellezza. Che in un paese origine di fasci e corporazioni si può dire, azzardare, che siamo in linea. Ognuno cura il proprio orticello e fa caos per ritrovare il bandolo della matassa in persone perfette esecutrici dei loro interessi lobbistici. A In Onda su la 7, rara trasmissione tra i talk dove l’esercizio della parola si svela senza urla e sovrapposizioni, Renzi, per primo tra i membri effettivi e non del campo largo, ha espresso la sua solidarietà alla Schlein, non dimenticando che già un anno fa lo stesso ex premier fu il solo a dire esplicitamente, senza tentennamenti, che Schlein aveva tutte le qualità per guidare da candidato premier il centrosinistra. Il ruolo odierno che Renzi si è ritagliato, è di costruire il centro denominato ‘Casa Riformista’, la quarta gamba che può raccogliere le tante formazioni disseminati ovunque (meno ‘superman’ Calenda che dalle ultime apparizioni tv abbiamo sentito avvezzo all’uso a estuario della parola ‘cazzate’, degli altri naturalmente). L’idea di Onorato del Progetto Civico è un’azione di disturbo che agevola un’ulteriore frammentazione. Una dispersione di energie (come le 14 ‘correnti’ del Pd, tra centri studi, associazioni, pensatoi) impegnate a costruire l’immagine, oggi sconosciuta, di Onorato e del suo progetto, sottratte alla definizione programmatica del campo largo o del centrosinistra, qualsivoglia si vuole chiamare. Non vale forse la pena impegnarsi a riempire, finalmente, di contenuti, alcune idee convincenti e appena si capirà la legge elettorale in uso (qui la Meloni fa di tutto per non parlare dei problemi del paese che continuano rimanere irrisolti) correre, correre, correre? Dall’establishment (leggiamo essere ossessione anche per la premier) occorre evolversi. È quella gabbia di ‘consigliori’ della conservazione che inguaia in un format, sempre quello, di governo del paese rendendo – già siamo in una fase acuta della patologia -, agli occhi dei cittadini, indistinguibili partiti e coalizioni. Vale sempre quello che disse Virgilio a Dante, ‘Vien dietro a me e lascia dir le genti’.

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