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LA SCUOLA DELLA POST-VERITÀ: SE LA REALTÀ DIVENTA UN’OPINIONE ​

​Guardate questa dinamica, perché è il manuale d’istruzioni di certa politica moderna, sia oltreoceano che a casa nostra. ​Il meccanismo è disarmante nella sua spudoratezza: mentire sempre, sistematicamente, anche di fronte all’evidenza scientifica o matematica dei fatti. Se i dati ufficiali dicono 30, tu dichiara 65; se i giornalisti fanno domande, tu accusa i giornalisti di essere disonesti.

Non si tratta di una semplice bugia, ma di una precisa strategia di marketing politico: ​Smantellare la fiducia nelle istituzioni e nei dati indipendenti, facendo passare qualsiasi dato reale come “complotto” o “fake news”. ​Creare una narrazione alternativa per quella fetta di elettorato che preferisce una comoda menzogna identitaria a una scomoda verità oggettiva. ​È la stessa identica accademia da cui attingono i nostri leader locali.

Quando i bilanci non tornano, quando le promesse elettorali si scontrano con la realtà dell’economia o quando si tenta di silenziare le voci libere, la risposta è sempre la stessa: negare l’evidenza, ribaltare la colpa e sbandierare successi inesistenti. ​Finché ci sarà qualcuno disposto a venerare ciecamente lo slogan di turno senza prendersi il disturbo di verificare i numeri, questa fabbrica delle illusioni continuerà a produrre profitti politici.

Ma i fatti, prima o poi, presentano sempre il conto. ​Voi siete ancora capaci di distinguere la propaganda dai dati reali, o sentite che la nebbia sta vincendo? Parliamone nei commenti.

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