Pubblicità

Terzo polo, un esercito senza generale: a 50 settimane dalle elezioni la priorità è trovare un leader

Terzo polo, un esercito senza generale perche tutti vogliono comandare : E siamo a 50 settimane dalle elezioni la priorità è trovare un leader. SERVE! Mettere da parte tutti i personalismi, scegliere un leader forte MA e il programma e l’accordo sui principi inderogabili alla base di questa alleanza sono il fon damento senza il quale non si potrà fare nulla.

I soggetti della politica, per una prassi che conosce poche eccezioni, nascono a Milano e poi, presto o tardi, finiscono per morire a Roma. Nel capoluogo lombardo, al teatro Parenti, è nata una nuova ondata riformista e liberale. L’iniziativa di Europeisti è andata oltre le previsioni. Salutata da 750 tra simpatizzanti e militanti, l’incontro ha dimostrato quanto entusiasmo, quanta energia, quanta passione si muova intorno al progetto di un’area che sappia presentarsi unita alle prossime elezioni. Non è solo un tassello elettorale, la punta di un iceberg che tutti i sondaggisti quotano tra il 7 e il 12%: è un popolo che si muove.

A Milano abbiamo visto studenti universitari, professionisti, impiegati, commercianti. Uomini e donne dai problemi comuni – l’affitto, la separazione, le tasse – uniti dalla limpida adesione all’idea di una Europa forte. Ceto medio, persone vere che dopo l’happening con Carlo Calenda, Luigi Marattin, Carlo Cottarelli e Pina Picierno, salutati i big, si sono dati appuntamento nel salone interrato di una pizzeria milanese per commentare la giornata. E per darsi un’identità, guardandosi negli occhi. Persone che si sono messe in marcia verso Milano senza invito e senza sapere cosa avrebbero trovato in quel viaggio. Forti di una sola certezza: attivarsi, esserci, contare. Contarsi. Si vota tra cinquanta settimane. E questo tempo diventa prezioso se ottimizzato dagli entusiasti e appassionati attivisti per provare a scrivere il programma elettorale ideale.

Europeisti, per iniziativa di Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli ha il merito di aver messo in moto un meccanismo: la dinamica della partecipazione che porta in campo un esercito. Piccolo, medio o grande lo si vedrà. Ma un esercito c’è. Esplode nei rivoli delle chat, nelle riunioni autoconvocate, nelle pagine social delle molteplici sigle che si rincorrono nell’area. Chi la guida, e con quale programma, non è secondario. E Il Riformista avverte l’urgenza di segnalarlo per tempo: un esercito senza leader, sbanda. Bisogna mettere insieme Azione, Pld, Spazio Pubblico, i radicali, i socialdemocratici e tutte le sigle vecchie e nuove orbitanti nella stessa galassia. Servono unità, sacrificio e compromesso per arrivare al traguardo. È sin troppo ovvio quanto sia indispensabile la più salda intesa tra i dirigenti di vertice. Perché dopo il naufragio del Terzo polo, con il divorzio tra Renzi e Calenda, e dopo la conseguente, speculare débâcle di Azione e Stati Uniti d’Europa alle Europee, questa prova delle elezioni 2027 non può e non deve fallire.

Vanno messi via, ed è ormai un coro polifonico quotidiano per le orecchie dei leader dell’area, personalismi e pretese. Diritti di primazia e di esclusione. Perché se si mancasse l’aggancio anche questa volta, non ci saranno più altre chance. Se non ci sarà un accordo unitario sul Generale di questo esercito – grado al quale anche le donne oggi possono accedere – la rivolta degli elettori e l’ammutinamento dei sostenitori sarebbero da considerare nell’ordine delle cose.

- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Verificato da MonsterInsights