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IL SILENZIO DEGLI INSUFFICIENTI

C’è un fantasma che si aggira soprattutto tra le tastiere dei “leoni” del web. Un nome che brucia le dita, una figura che – a leggere certi resoconti – sembrerebbe evaporata nel nulla proprio mentre decide le sorti della partita. Parliamo di Matteo Renzi.

Dopo il fallimento del Terzo Polo, che il tempo galantuomo nei panni del deluso Marattin ha definitivamente attribuito alle paranoie di Calenda, l’intento del leader di Italia Viva è chiaro: costruire un centro riformista che faccia da contrappeso liberale a una sinistra che, tra massimalismi e populismi, rischia di volare troppo vicina al sole del radicalismo inconcludente.

Insomma, se il bipolarismo è un gioco di coalizioni, e lo è, senza un centro forte nel centro – sinistra la destra non la schiodi nemmeno con le cannonate.

In questo clima di manovre e “Primarie delle Idee”, arriva il colpo di scena: Marianna Madia saluta il PD e trasloca nel gruppo parlamentare di Italia Viva come indipendente.

Una scelta politica netta la sua, motivata col sorriso e senza fiele, tutta protesa alla costruzione di quel centro del centro – sinistra che servirebbe a sfrattare Meloni e soci.

E qui casca l’asino, o meglio, la penna del cronista militante.

Sfogliando i giornali, ma soprattutto scorrendo i feed, assistiamo a un prodigio dell’equilibrismo mediatico. Si parla di Madia, si citano i sindaci civici, si evocano nostalgie da Margherita o l’ulivismo di ritorno, si elencano i futuri leader di micro-galassie in gestazione, ma il nome di chi quella strategia la indica da due anni e sta dando le carte per andare oltre Italia Viva e la convegnistica di rito, scompare magicamente. Renzi chi?

I media citano l’approdo, ma ignorano il porto. Parlano della strategia, ma cancellano lo stratega.

Questo fenomeno di “cretinismo politico” non è solo una svista giornalistica, ma l’esibizione plastica di un profondo senso di inferiorità non solo politica, ma anche intellettuale.

C’è chi fatica ancora a metabolizzare l’ultimo decennio di storia politica italiana e preferisce nasconderne un leader determinante. Difficile da capire nei suoi percorsi tattici? Può darsi, ma è il più chiaro di tutti quando parla di problemi e soluzioni. Autoritario? Perché Occhetto chiese il permesso a qualcuno per svoltare alla Bolognina? Eppure oggi Achille, ad eccezione di qualche scappato di casa, è giustamente circondato da riconoscenza, stima e affetto.

Piaccia o meno, il “Convitato di Pietra” è l’unico che si sta muovendo mentre gli altri discutono di circonvallazioni ideologiche e spartitraffico politici, per dire.

Potete anche non scriverne il nome, ma i fatti hanno il vizio di essere testardi. E nei momenti cruciali portano la sua firma.

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