
Davanti al rischio della ripresa dei combattimenti, ha sospeso il piano per guidare le navi nello stretto di Hormuz solo due giorni dopo averlo avviato
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato martedì notte che sospenderà il piano per guidare petroliere e navi commerciali fuori dallo stretto di Hormuz. L’annuncio è stato una sorpresa: il piano, chiamato “Project Freedom”, era stato annunciato soltanto due giorni prima, e nelle ore precedenti alla sua sospensione vari membri dell’amministrazione americana, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ne avevano lodato l’efficacia.
Trump ha scritto sul social media Truth che la sospensione è stata fatta «sulla base delle richieste del Pakistan e di altri paesi» (il Pakistan è il principale negoziatore tra Stati Uniti e Iran) e perché «sono stati fatti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti dell’Iran». Di fatto, però, la sospensione è un cedimento da parte di Trump alle pressioni militari dell’Iran.
Il piano prevedeva che la marina statunitense, dopo aver localizzato le mine depositate dall’Iran nello stretto di Hormuz, fornisse indicazioni alle navi commerciali su come attraversarlo in sicurezza, forzando in questo modo il blocco che l’Iran impone sullo stretto dall’inizio della guerra. Se gli iraniani avessero provato a sparare sulle navi, gli Stati Uniti sarebbero intervenuti militarmente. In due giorni il “Project Freedom” ha consentito il passaggio di una sola nave.
Trump ha provato a giustificare la decisione come un gesto di buona volontà per favorire i negoziati, che secondo lui starebbero andando particolarmente bene. È possibile che siano in corso negoziati promettenti, ma nel caso segreti. In pubblico le due parti non si parlano da giorni, e non sembra che ci siano stati passi avanti.
Comunque il TACO Tuesday è una garanzia! Ennesima figuraccia di fronte al mondo intero e davanti agli stessi cittadini USA, eccetto quelli che, inspiegabilmente (o meglio me lo spiego ma sarei offensivo nei confronti dei portatori di disabilità mentale), ancora lo supportano e probabilmente danno la colpa a Biden, Obama e i pizzaioli satanisti di Washington.
E:Quindi, ricapitolando: gli USA hanno vinto questa guerra già il giorno dopo averla iniziata, però hanno chiesto alla NATO di intervenire per riaprire lo stretto di Hormuz bloccato dallo sconfitto Iran, anche se non hanno bisogno di quei traditori della NATO per riaprire lo stretto, anzi: in realtà non hanno bisogno di riaprire lo stretto, perché gli USA hanno già il petrolio, però se l’Iran non lo riapre subito lo riporteranno all’età della pietra a suon di bombardamenti, sarà cancellata un’intera civiltà, ma tanto non c’è n’è bisogno, perché l’Iran non vede l’ora fare un accordo con gli USA, e adesso lo stretto magari lo gestiranno gli USA con l’Iran, anzi, ora gli USA imporranno che venga riaperto per tutti, anche se gli USA hanno deciso chiuderlo, però col piano “Project Freedom” lo riapriranno al transito, anche se in realtà questo piano non si farà più perché tanto i negoziati con l’Iran stanno andando bene.
È tutto sotto controllo, insomma…
La questione è che lo Stretto di Hormuz sarà sempre lì presso le coste iraniane anche in futuro, non è che lo spostano. E con tutti i piani fantasmagorici che chi se lo può permettere (vedi Arabia Saudita) sta mettendo in campo per bypassarlo, è complicato rimodellare tutti i traffici mondiali in tre balletti. La flotta USA non può certo stare lì in eterno, e ora che l’Iran ha scoperto che il giochino gli piace, è difficile che ci rinunci se non in cambio di notevoli concessioni. Una buona base di partenza potrebbero essere un notevole allentamento delle sanzioni, e la garanzia USA che Israele non attaccherà più proditoriamente, pena l’essere lasciato solo a coprire i propri cieli in caso di risposta iraniana. Ma sto tirando a caso, visto che con la falcidia di teste che c’è stata non si capisce neanche bene chi sta tirando i fili a Teheran, e cosa vuole questo chi. Stanno tirando a caso anche gli USA, per questo non se ne esce.
Possiamo dire tutto quello che vogliamo: dal punto di vista tattico l’Iran ha preso botte da orbi, la sua dirigenza è a pezzi, la flotta e l’aviazione non esistono più, i danni all’economia sono incalcolabili…Eppure dal punto di vista strategico la guerra per gli USA è persa. E’ ora di prenderne atto e di iniziare a trattare sul serio su basi solide, partendo da un assunto fondamentale: l’Iran è uno di quei paesi che, per ragioni geografiche, storiche e politiche, dal punto di vista militare sono semplicemente inattaccabili in profondità. Per questa ragione, un “regime change” è improponibile per via militare, e un ammorbidimento del regime iraniano dipende dalla politica e dalla sistemazione anche di numerosi fattori esterni, prima fra tutti la limitazione dell’aggressività di Israele verso l’esterno.