
Non c’è niente da fare, falsità e disonestà sono nel DNA di queste persone. È nel loro stile di vita Rinnegare. Non dimentichiamo con quale divisa fuggì l’uomo del ventennio ! FANNO VERAMENTE TANTO SCHIFO.
Tajani oggi dice di non essere mai stato trumpiano. Peccato che fino a qualche mese fa girasse con il cappellino di Trump in mano. E che, pur di difendere l’appoggio del presidente americano a Netanyahu durante il massacro di Gaza, fosse arrivato a sostenere che il diritto internazionale vale fino a un certo punto.
Salvini, invece, è sempre stato una delle cheerleader più sfegatate di Trump. Questa volta non gli ha nemmeno augurato buona fortuna, ma la sua vicinanza politica al tycoon e il sostegno che non ha mai fatto mancare sono sotto gli occhi di tutti.
E poi c’è Giorgia Meloni. Quella che fino all’altro ieri si vantava di essere il ponte tra America ed Europa, che rivendicava un rapporto privilegiato con Trump e che oggi, davanti a una domanda sulla sua sconfitta, preferisce non commentare. Meglio il silenzio.
Insomma, il centrodestra italiano oggi prova a prendere le distanze, a minimizzare, a far finta che Trump non sia mai stato un modello e un alleato politico.
Ma la verità è un’altra: aver puntato su Donald Trump, averne sostenuto le politiche e averne assecondato le follie si è rivelata, ancora una volta, una scelta politica sbagliata, imbarazzante e miope. Un altro fallimento che si aggiunge al lungo elenco di errori del governo Meloni.
Perché il problema è proprio questo: hanno pensato che il consenso fosse un potere intoccabile, che si potesse ignorare tutto e tutti senza pagarne le conseguenze.
Hanno pensato che si potessero ignorare le legittime richieste dei cittadini, che si potessero sottovalutare le disuguaglianze sociali, che si potessero giustificare guerre e massacri, sostenere Netanyahu e assecondare le politiche di un presidente che ha trasformato la prepotenza in metodo di governo, senza che tutto questo avesse un prezzo.
Ma la politica non funziona così.
Trump oggi ne paga le conseguenze. E chi in Italia ha scelto di legare la propria immagine politica alla sua leadership farebbe bene a non pensare di esserne immune.
Perché il consenso non è eterno. E prima o poi, a presentare il conto, sono sempre i cittadini.