Spesso nel dibattito pubblico si ripetono slogan preconfezionati senza guardare ai fatti. Ma se analizziamo i passaggi chiave della storia recente, la differenza tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte sul rispetto della parola data e dei ruoli è netta.
Vediamo i fatti, senza sconti.
1. Matteo Renzi: Le dimissioni vere e il rispetto dei ruoli
Dopo la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, Renzi ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio. Non ha cercato inciuci, non ha tentato rimpasti a tutti i costi.
Dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 2018, ha lasciato la guida del Partito Democratico.
Quando ha promesso che avrebbe lasciato le massime cariche in caso di insuccesso, lo ha fatto davvero. La sua permanenza successiva in politica è avvenuta fuori dalle leve del governo, rispondendo a un’area politica che chiedeva una rappresentanza riformista.
Giuseppe Conte: La giravolta dei ruoli e dei dogmi
Dall’altra parte, la parabola politica di Giuseppe Conte racconta una storia ben diversa, fatta di adattamento strategico al potere:
Nato istituzionalmente come figura tecnica super partes e a termine, ha in seguito conquistato la guida del Movimento 5 Stelle, trasformando radicalmente il proprio profilo.
Pur di restare a Palazzo Chigi, ha guidato prima il governo gialloverde (con la Lega) e subito dopo il governo giallorosso (con il PD), sostenendo nel giro di pochi mesi visioni e programmi profondamente contrapposti.
I dogmi del M5S sgretolati:
Il “mai con i partiti tradizionali” è diventato la regola per governare a tutti i livelli.
Il limite rigido dei due mandati e la democrazia dal basso sono stati progressivamente ritoccati e ammorbiditi per blindare i gruppi dirigenti.
Se Renzi ha pagato politicamente il prezzo di lasciare la poltrona e le cariche istituzionali quando ha perso la sfida cruciale, Conte ha incarnato l’esatto opposto: la straordinaria capacità di cambiare alleati, idee e alleanze pur di non mollare mai il centro della scena.
I fatti parlano chiaro: tra chi lascia il potere per coerenza e chi cambia casacca e maggioranza a 180 gradi per tenerselo stretti, la bilancia della credibilità pende tutta da una parte.
Renzi è il migliore è lo ha già dimostrato e lo dimostrerà di nuovo! rosicate avete paura sé prende un po’ più di voti voti di tutti voi.
