Carlo Calenda prende le distanze dal campo largo, critica gli equilibri interni all’opposizione e conferma la volontà di costruire un polo centrista autonomo, senza alleanze preventive con il centrodestra o il centrosinistra.
In un’intervista al Corriere della Sera, ripresa dal Secolo d’Italia, il leader di Azione esprime forti perplessità sulle prospettive elettorali della coalizione: «Io penso che il campo largo sia destinato a una sconfitta elettorale clamorosa».
Particolarmente dure le considerazioni rivolte a Matteo Renzi e al ruolo di Italia Viva nell’alleanza. Calenda mette in discussione il coinvolgimento dell’ex presidente del Consiglio nei processi decisionali del centrosinistra, dichiarando: «Sinceramente non capisco come Matteo non si senta umiliato».
Nel mirino anche gli equilibri politici tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Secondo Calenda, sarebbe Giuseppe Conte a orientare maggiormente la linea programmatica della coalizione, mentre il Pd non avrebbe ancora definito una proposta altrettanto riconoscibile.
Le divergenze riguardano soprattutto il reddito di cittadinanza, il sostegno all’Ucraina e le politiche energetiche. Questioni che, nella valutazione del leader di Azione, renderebbero difficile una convergenza tra le forze centriste e le posizioni espresse dal Movimento 5 Stelle e da Alleanza Verdi e Sinistra.
Sul futuro politico, Calenda conferma la scelta di un progetto autonomo: «C’è bisogno di una lista di centro che dopo le elezioni diventi decisiva per la realizzazione del nuovo governo».
L’obiettivo è riunire le diverse componenti dell’area moderata, liberaldemocratica, popolare ed europeista, puntando a un ruolo determinante nella formazione dei futuri equilibri parlamentari.
Calenda interviene infine anche sull’ipotesi di elezioni anticipate, collegando un’eventuale accelerazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle tensioni sociali e alle difficoltà del governo sul fronte della sicurezza.
Una strategia, quella delineata dal leader di Azione, che punta a presentare il centro come alternativa autonoma rispetto ai due principali schieramenti.
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