La Manovra 2027 cancella 7.000 posti tra prof e personale ATA. Quasi 15.000 lavoratori sacrificati in tre anni. La scusa? Il calo demografico. In un Paese civile avrebbero fatto classi da 15 alunni. Da noi si smantella tutto per fare cassa. D’altronde la strategia è sempre la stessa: tagliare l’istruzione per coltivare un popolo di ignoranti. Sanno benissimo che se la gente iniziasse a usare il cervello, col cavolo che li rivoterebbe.

Il dibattito sulla Manovra 2027 e sui suoi effetti sul comparto scolastico è al centro di forti discussioni tra il governo, i sindacati e le opposizioni.
Secondo la relazione tecnica che accompagna il disegno di legge di Bilancio 2027, la misura prevede un taglio complessivo di 6.974 posti nel comparto scolastico a partire dall’anno scolastico 2027/2028. Nel dettaglio, la riduzione riguarda:
- 4.925 posti in meno per i docenti.
- 2.049 posti in meno per il personale ATA.
I sindacati di categoria segnalano che, sommando queste riduzioni ai tagli già stabiliti dalla precedente legge di Bilancio 2025, il sistema scolastico rischia di perdere circa 14.808 posizioni nell’arco di tre anni.
Le diverse posizioni nel dibattito
Le motivazioni e le critiche alla manovra riflettono visioni contrapposte sulla gestione della scuola pubblica:
- La posizione del Governo: I sostenitori del provvedimento, tra cui esponenti della maggioranza che difendono l’operato del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, collegano la riduzione degli organici al calo demografico e alla denatalità che colpiscono l’Italia, con la conseguente diminuzione del numero totale degli studenti. Da parte di alcuni esponenti governativi è stata comunque espressa un’apertura a possibili modifiche del testo durante l’iter parlamentare.
- La posizione di opposizioni e sindacati: Le forze di minoranza e le sigle sindacali contestano la logica del taglio automatico. Secondo i critici, la diminuzione del numero di alunni avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità per ridurre il numero di studenti per classe (contrastando il fenomeno delle cosiddette “classi pollaio”) e per migliorare la qualità della didattica, del sostegno e del tempo pieno, anziché essere utilizzata come uno strumento di risparmio della spesa pubblica. I sindacati hanno pertanto chiesto il ritiro del provvedimento, mentre le associazioni studentesche hanno promosso mobilitazioni e proteste.
La manovra si trova attualmente nella fase di discussione e dovrà completare l’iter di approvazione in Parlamento, dove le opposizioni e i sindacati premono per emendamenti che possano revocare o attenuare le riduzioni di personale previste