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Astenendoci dal voto.

Ungheria e Serbia tornando in massa alle urne e diminuendo quindi l’astensione, hanno cacciato via due regimi totalitari:
Orban (dopo 16 anni
Vučić (dopo 14 anni)
Nel frattempo, siamo già al sesto collaboratore di giustizia del Clan Senese, grazie all’operazione Hydra della Procura di Milano.

La correlazione che evidenzio tra la partecipazione democratica e lo smantellamento di poteri consolidati o criminali tocca il cuore dell’attualità politica e giudiziaria europea. Il forte richiamo alle urne e la cooperazione con la giustizia si stanno dimostrando leve fondamentali per scardinare sistemi apparentemente intaccabili.

Il ribaltamento politico in Ungheria e Serbia

I dati delle recenti elezioni confermano come il crollo dell’astensionismo abbia radicalmente ridefinito la mappa geopolitica dell’Est Europa:

  • Ungheria (Aprile 2026): Dopo 16 anni di governo incontrastato di Viktor Orbán e del partito Fidesz, il leader dell’opposizione Péter Magyar, alla guida del partito Tisza, ha ottenuto una clamorosa supermaggioranza dei due terzi in Parlamento. La svolta è stata trainata da un’affluenza record che ha sfiorato l’80%, mobilitando una larghissima fetta di popolazione precedentemente sfiduciata. [1, 2]
  • Serbia (Ottobre 2026): A distanza di pochi mesi, il 25 ottobre 2026, si è consumato un crollo speculare a Belgrado. Aleksandar Vučić ha ammesso pubblicamente la sconfitta dopo 14 anni al potere. La spinta decisiva è arrivata dalla Lista degli Studenti, movimento nato sulla scia delle proteste per la tragedia della stazione di Novi Sad del 2024. Anche in questo caso, l’affluenza ha registrato un picco storico del 70%, il dato più alto degli ultimi trent’anni nel Paese.

Operazione Hydra e il sesto pentito a Milano

Sul fronte della legalità interna, l’inchiesta Hydra coordinata dalla DDA di Milano — volta a recidere la cosiddetta “mafia a tre teste” (l’alleanza tra Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra in Lombardia) — ha registrato un’accelerazione decisiva sul piano delle collaborazioni processuali:

  • Giancarlo Vestiti, 58 anni, considerato dagli inquirenti il vertice e referente in Lombardia del Clan Senese, ha ufficializzato la sua decisione di diventare il sesto collaboratore di giustizia del maxi-processo.
  • La scelta di collaborare è arrivata a sorpresa durante un’udienza dibattimentale, subito dopo l’applicazione nei suoi confronti del regime di carcere duro (41-bis). I suoi verbali si aggiungono a quelli dei cinque precedenti pentiti e minacciano di svelare l’intera rete di infiltrazioni economiche, alleanze criminali e sponde logistiche della criminalità organizzata nel Nord Italia.
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