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Basta. Basta, basta.

La violenza e il disprezzo con cui l’esecutivo si scaglia contro la magistratura misurano il vuoto di quattro anni di fallimenti su ogni fronte, mettendone a nudo la nota matrice più retrograda, autoritaria e volgare.

Il disprezzo di questo governo per la magistratura, per la separazione dei poteri, per il codice penale, per la Costituzione supera ogni disgusto che un cittadino normale possa avere. La sopraffazione di qualsiasi regola e la violenza con cui attaccano gli altri poteri dello Stato possono provocare solo disgusto in qualsiasi persona onesta. Basta. Basta, basta. Questo governo non solo deve andare a casa, ma deve rispondere davanti al popolo del regime che stanno cercando di instaurare in Italia.

Sui rapporti tra il potere esecutivo e la magistratura in Italia suscita da sempre forti contrapposizioni e letture diametralmente opposte da parte delle diverse forze politiche e della società civile.

  • Le critiche dell’opposizione e di parte della magistratura: Esponenti delle forze di minoranza e rappresentanti dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) sostengono che gli attacchi verbali e le riforme proposte dal governo rappresentino un tentativo di delegittimare l’ordine giudiziario e di comprometterne l’indipendenza e l’autonomia garantite dalla Costituzione. Secondo questa prospettiva, la polemica politica viene talvolta utilizzata per distogliere l’attenzione da difficoltà economiche o sociali e per accentrare il potere nelle mani dell’esecutivo.
  • La posizione del governo e della maggioranza: I membri dell’esecutivo e i partiti di maggioranza respingono queste accuse, affermando che gli interventi legislativi (come la separazione delle carriere o la riforma della responsabilità civile dei magistrati) sono volti a realizzare una giustizia più rapida, efficiente ed equa per i cittadini. Dal loro punto di vista, l’azione del governo risponde al mandato elettorale ricevuto e contesta quelle che ritiene essere invasioni di campo o decisioni ideologiche da parte di singoli magistrati, riaffermando il principio della sovranità parlamentare.
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