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Mi chiedo cosa potrebbe succedere in Francia se Macron, mentre il paese sta chiedendo più diritti sociali, si mettesse a perdere tempo per cambiare la legge elettorale.

Mi chiedo cosa potrebbe succedere in Francia se Macron, mentre il paese sta chiedendo più diritti sociali, si mettesse a perdere tempo per cambiare la legge elettorale. Come minimo scatterebbe la seconda rivoluzione francese .In Italia invece, si cancella il ruolo del Parlamento e si introduce un premierato di fatto senza neanche toccare la Costituzione, e nessuno batte ciglio. Altro che dare stabilità al Paese, per adesso l’ unica cosa che stanno stabilizzando sono le loro poltrone del palazzo.

Il dibattito sul bilanciamento dei poteri tra Esecutivo e Parlamento e sulle modalità di riforma elettorale suscita posizioni fortemente contrastanti sia in Francia sia in Italia, toccando temi centrali come la stabilità istituzionale e la rappresentanza democratica.

La situazione in Francia: riforme e tensioni sociali

Secondo gli osservatori politici, la Francia si trova da tempo in una fase di complessa gestione istituzionale.

  • Le critiche all’Esecutivo: Molte formazioni di opposizione e movimenti sociali accusano il Presidente Emmanuel Macron di imporre una linea politica distante dalle richieste dei cittadini, specialmente in materia di diritti sociali e pensioni, come emerso durante le forti proteste degli scorsi anni. Per i critici, dare priorità a modifiche delle regole istituzionali o elettorali in un momento di forte disagio economico aggraverebbe lo scollamento tra il palazzo e la piazza. [1, 2, 3]
  • La prospettiva del governo: I sostenitori della presidenza francese evidenziano invece la necessità di garantire la governabilità e la modernizzazione del Paese in un contesto di forte frammentazione parlamentare seguito alle ultime elezioni legislative, dove l’assenza di una maggioranza assoluta rende difficile l’azione di governo. [1, 2]

L’Italia e l’approvazione dello “Stabilicum”

In Italia, il dibattito si è acceso in seguito all’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, ribattezzata dalla maggioranza “Stabilicum” (e dalle opposizioni “Melonellum”). Il testo introduce un sistema proporzionale con un premio di maggioranza del 42% e l’obbligo di indicare il candidato Presidente del Consiglio sulla scheda.

Le interpretazioni di questa riforma divergono profondamente:

Prospettiva delle Opposizioni e di alcuni CostituzionalistiProspettiva della Maggioranza e del Governo
“Premierato di fatto”: Esponenti delle opposizioni, come il Movimento 5 Stelle, e giuristi come il costituzionalista Enzo Cheli, sostengono che la riforma introduca una torsione istituzionale verso il premierato tramite legge ordinaria, senza passare per una formale revisione della Costituzione.Democrazia diretta e stabilità: Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e i sostenitori del governo Meloni descrivono la legge come un tassello fondamentale per dare stabilità ai governi, restituendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente da chi essere guidati.
Marginalizzazione del Parlamento: I critici denunciano che il premio di governabilità e i capilista bloccati rischino di svuotare ulteriormente la centralità del Parlamento, piegando le regole democratiche alla sopravvivenza dell’Esecutivo.Fine dei giochi di palazzo: La coalizione di centrodestra difende la norma spiegando che essa mette fine ai ribaltoni e agli accordi post-elettorali segreti, garantendo cinque anni di stabilità e maggiore credibilità internazionale per l’Italia.

Mentre il testo della legge elettorale ordinaria ha completato il suo iter, il disegno di legge costituzionale sul premierato (AS 935) prosegue parallelamente il proprio percorso parlamentare, rimanendo al centro del confronto tra chi vi vede un pericolo per l’equilibrio dei poteri dello Stato e chi lo considera lo strumento necessario per la governabilità della nazione

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