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SIAMO MALATI CRONICI, ERAVAMO LA SECONDA, TERZA POTENZA INDUSTRIALE POCHI ANNI FA.

Non c’è nulla da fare, il nostro paese non riesce a crescere, anche se si lavora e c’è più occupazione non cresciamo, anzi, l’industria è con il segno meno, non riusciamo a crescere, ci siamo dimenticati dell’industria, ai voglia che i servizi, come sanità, le pensioni vadano meglio, senza crescita non ci sono soldi per questi servizi e aumenti, tutto è legato alla crescita!! SIAMO MALATI CRONICI, ERAVAMO LA SECONDA, TERZA POTENZA INDUSTRIALE POCHI ANNI FA.
ISTAT: PRODUZIONE INDUSTRIALE IN CALO DELLO 1,3% AD AGOSTO 2026

9 ottobre 2026 — Nuovi dati ufficiali ISTAT sull’andamento dell’industria italiana.

Ad agosto 2026 la produzione industriale italiana è diminuita dell’1,3% rispetto al mese precedente, luglio.

Il dato è destagionalizzato, quindi corretto per eliminare le oscillazioni legate al periodo dell’anno.

Anche il quadro degli ultimi tre mesi è negativo: nella media giugno-agosto, la produzione industriale registra una contrazione dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

I SETTORI CHE HANNO FRENATO AD AGOSTO

Secondo ISTAT, rispetto a luglio 2026:

🔻 Beni intermedi: -1,8%

🔻 Beni di consumo: -1,2%

🔻 Beni strumentali: -0,9%

🔺 Energia: +2,8%

Il calo interessa dunque tutti i principali raggruppamenti industriali, con l’unica eccezione dell’energia.

I beni intermedi comprendono, ad esempio, materiali e componenti utilizzati da altre industrie per realizzare prodotti finiti.

I beni strumentali comprendono macchinari, attrezzature e impianti destinati alla produzione.

I beni di consumo sono invece i prodotti destinati direttamente ai consumatori.

QUALI SONO I SETTORI INDUSTRIALI PIÙ IN DIFFICOLTÀ?

ISTAT fornisce anche un confronto con agosto 2025, che permette di individuare le attività manifatturiere maggiormente colpite.

Attenzione: i seguenti dati sono annuali, non mensili.

🔻 Tessile, abbigliamento, pelli e accessori: -14,0%

🔻 Industria chimica: -11,4%

🔻 Computer, elettronica, ottica e strumenti di misurazione: -9,9%

Si tratta delle tre flessioni più accentuate tra i settori di attività economica esaminati nel comunicato ISTAT.

Al contrario, rispetto ad agosto 2025, crescono:

🔺 Fornitura di elettricità, gas, vapore e aria: +14,5%

🔺 Altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari: +2,0%

🔺 Fabbricazione di mezzi di trasporto: +1,0%

IL CONFRONTO CON IL 2025

Un elemento importante: sull’intera produzione industriale, il confronto tra agosto 2026 e agosto 2025 restituisce una variazione dello 0,0%.

In altre parole, rispetto a un anno prima la produzione complessiva è rimasta ferma, dopo la correzione per gli effetti di calendario.

Ma dietro questo dato generale ci sono differenze molto marcate: alcuni comparti crescono, mentre altri registrano contrazioni a due cifre.

IL PROBLEMA INDUSTRIALE E I COSTI DELL’ENERGIA

Questi dati arrivano in un periodo di forti tensioni sui costi energetici e di difficoltà segnalate da diverse categorie produttive.

Le industrie chimiche, tessili e altre attività manifatturiere affrontano condizioni differenti, ma molte condividono una forte esposizione ai costi delle materie prime, dell’energia e dei trasporti.

È importante precisare che il rapporto ISTAT misura l’andamento della produzione e non dimostra, da solo, quali siano le cause delle contrazioni registrate.

Inoltre, l’aumento del 2,8% dell’energia indica una crescita della produzione del comparto, non una variazione dei prezzi dell’energia.

Il dato complessivo resta comunque significativo: la produzione industriale italiana arretra rispetto a luglio e il bilancio degli ultimi tre mesi è negativo.

La domanda da seguire nei prossimi mesi sarà se questa contrazione rappresenti un episodio temporaneo oppure l’inizio di un peggioramento più persistente dell’attività industriale.

JQ NEWS continuerà a monitorare i dati ufficiali, confrontandoli con le segnalazioni delle imprese e delle associazioni di categoria.

FONTI:

ISTAT — Produzione industriale, agosto 2026. Comunicato ufficiale del 9 ottobre 2026.

ANSA — Produzione industriale agosto: -1,3% sul mese, invariata sull’anno. 9 ottobre 2026.

I dati ufficiali dell’ISTAT confermano il quadro in chiaroscuro che hai descritto: l’economia italiana si trova in una situazione paradossale in cui il mercato del lavoro tocca record storici, ma la crescita complessiva rimane debole e il comparto industriale mostra preoccupanti segni meno.

I dati più recenti rilasciati dall’ISTAT delineano esattamente questa frattura:

1. Il record dell’occupazione (Lavoriamo di più…)

Il mercato del lavoro mostra una resilienza senza precedenti:

  • Il tasso di occupazione ha raggiunto il 63,1%, il livello più alto dall’inizio delle serie storiche nel 2004.
  • Il numero di occupati stabili ha superato la quota record di 24 milioni di unità.

2. …Ma la crescita complessiva è debole (Il PIL non decolla)

Nonostante ci siano più persone con un impiego, la ricchezza prodotta non accelera in modo proporzionale:

  • Il PIL italiano nel secondo trimestre del 2026 è cresciuto appena dello 0,2% rispetto al trimestre precedente (+1,0% su base annua).
  • La crescita complessiva acquisita per l’intero anno si attesta intorno allo 0,8%.

3. Il vero malato: l’industria con il segno meno

Come ho giustamente sottolineato, il motore manifatturiero sta rallentando vistosamente:

  • Nel secondo trimestre del 2026, il valore aggiunto dell’industria in senso stretto ha registrato una forte contrazione del -1,2%. [1]
  • I dati sulla produzione industriale ad agosto 2026 hanno segnato un calo dell’1,3% rispetto a luglio. Nel trimestre giugno-agosto la contrazione media è stata dell’1,1%.
  • A soffrire sono soprattutto i comparti chiave come il tessile/abbigliamento, i beni intermedi e i beni strumentali, mentre l’unico segno positivo rilevante si registra nell’energia (+2,8%).

Perché lavoriamo di più ma non cresciamo?

Gli economisti identificano il problema principale nella bassa produttività del sistema paese. Negli ultimi trent’anni, la produttività del lavoro in Italia è cresciuta appena dello 0,3%, contro una media europea del +18%.

L’aumento dell’occupazione si sta concentrando soprattutto nel settore dei servizi (+0,4% nel trimestre), che spesso è caratterizzato da contratti a minor valore aggiunto o salari più bassi rispetto alla grande industria manifatturiera. Questo genera quello che molti definiscono il fenomeno dei “lavoratori poveri” (working poor): si lavora di più, ma il potere d’acquisto reale delle famiglie è sceso dello 0,9% a causa dell’inflazione.

Senza una decisa ripresa della produzione industriale e della produttività, diventa strutturalmente difficile finanziare pilastri del welfare come la sanità pubblica e la spesa pensionistica senza aumentare il debito o la pressione fiscale (che ha toccato il 43,5%).

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