
.La prima donna della Terza Repubblica. Non necessariamente dalla parte delle altre donne.
Devo essere sincera, trovo surreale che proprio Giorgia Meloni venga celebrata come la paladina delle donne. Essere la prima donna a Palazzo Chigi è un fatto storico. Usare quel traguardo per far credere che le donne in politica stiano meglio, invece, è propaganda.
Questa legge elettorale ha un obiettivo chiarissimo: consolidare il potere di chi governa. E quando il potere si concentra nelle mani di pochi capi che decidono chi entra e chi resta fuori, a perdere sono sempre gli stessi: i cittadini, il pluralismo e le donne.
Meloni è arrivata dove nessuna donna era arrivata prima , ma invece di allargare lo spazio per le altre, lo sta restringendo. Non ha costruito più rappresentanza femminile. Non ha aperto nuove porte. Ha rafforzato un sistema in cui conta la fedeltà al capo, non il merito, non l’autonomia, non la competenza.
E allora basta con la favola secondo cui avere una donna al comando significa automaticamente fare gli interessi delle donne. Non è così. Margaret Thatcher era una donna. Angela Merkel era una donna. Giorgia Meloni è una donna. Ma i diritti e la rappresentanza femminile non si misurano con il sesso di chi governa. Si misurano dalle opportunità che lasci alle altre.
Io vorrei un Parlamento pieno di donne preparate, libere, autorevoli. Vorrei meno uomini convinti che l’uguaglianza sia un fastidio, meno politica alla Tajani, meno cultura alla Vannacci. Perché quando sento certi discorsi sulla famiglia, sulla parità, sul ruolo delle donne, ho la sensazione di ascoltare un Paese che guarda nello specchietto retrovisore.
La verità è che questa legge non rende l’Italia più democratica. Rende più forte chi è già forte. E se per farlo si sacrifica anche la rappresentanza femminile, allora non siamo davanti a una riforma , siamo davanti all’ennesima dimostrazione che una donna al vertice può fare benissimo gli interessi del potere. Anche contro le altre donne.