
Fabiana Di Segni, 45 anni, è una psicoterapeuta impegnata da anni sul tema della memoria e dell’educazione alla cittadinanza. Ha promosso laboratori sui linguaggi della violenza, operato come volontaria con pazienti oncologici e qualche anno fa ha collaborato con l’Ugei – l’Unione dei Giovani Ebrei Italiani – come educatrice. Aveva iniziato a fare attività politica con il Partito Democratico a Roma, in particolare con l’area Energie Democratiche di Anna Ascani (ma il padre nobile è Dario Franceschini) e, candidata alle elezioni del suo municipio, l’undicesimo, è stata eletta alle amministrative del 2021. È stata nominata Presidente della commissione Politiche sociali del Municipio, dove ha lavorato alacremente – e serenamente – fino al maggio scorso. Poi il clima è diventato irrespirabile.
«Sono uscita dal direttivo del circolo dem Marconi, per prima cosa. Perché uno del direttivo aveva scritto su un social network: “Si scrive Israele, si legge nazismo”, e un’altra collega del direttivo per dargli manforte aveva aggiunto un commento, di non preoccuparsi di eventuali proteste: “Sono i loro”, cioè proteste di ebrei. Questa dinamica del “Noi contro Loro” mi ha allarmata. Si parla di comunità democratica e poi nella piccola cerchia di un direttivo di quartiere ci si trova isolati, additati in quanto ebrei…». Sembra incredibile, ricordando che l’estensore della Legge Mancino, l’ex Ministro degli interni Nicola Mancino, era del Pd. Così come Graziano Delrio, estensore del ddl Antisemitismo. Quella del Pd è una comunità onnicomprensiva. Succede anche di peggio. «Sulla pagina Facebook di una collega del Pd del I Municipio di Roma un militante si rivolge a me dicendo: “Hitler doveva finire il compito”, e dalla segreteria romana del Pd è seguito un imbarazzante, lungo silenzio. Ho capito che dovevo togliere il disturbo». La commissione Giubileo del XI si riunisce e viene invitato a parlare un esponente della Flotilla. Il consigliere Demos Enrico Vulpiani, che la presiede, prende la parola in pubblico: «La consigliera Di Segni si dovrebbe vergognare, sta dalla parte di chi uccide bambini».
Parole che sembrano mutuate dalla propaganda di Hamas e di Hezbollah. A quel punto Fabiana Di Segni esce dal Pd. Ma rimane in maggioranza. Non si dà per vinta e insieme a un consigliere di una lista civica porta avanti l’istituzione di un Osservatorio sull’Antisemitismo e le discriminazioni. Viene ostacolata in ogni modo, con lungaggini e sotterfugi che puntano a rimandarla sine die. Come se di antisemitismo non si dovesse, non si potesse più parlare. Oggi la consigliera Di Segni entra nel Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin. «L’unico a dire con molta sensibilità, molta attenzione e anche con molto coraggio che l’antisemitismo è diventato uno dei problemi più seri del nostro tempo». La sua uscita dal Pd, è pronta a scommetterci, non rimarrà certo l’unica tra gli ebrei impegnati a sinistra.