
Roma: Matteo Renzi ha presentato il suo nuovo libro “Quando c’era lei”. Un titolo provocatorio, certo, ma il contenuto va ben oltre la semplice critica al governo Meloni. Dentro ci sono oltre 200 pagine di proposte concrete: dalla quattordicesima per insegnanti, infermieri e forze dell’ordine, allo stop agli acconti fiscali per le partite IVA, fino alle sfide dell’intelligenza artificiale e del futuro del lavoro.
Ma c’è un dato che, forse più di tutti, merita una riflessione. La sala era gremita , e non perché Renzi sia oggi il politico più amato d’Italia, anzi. Da anni viene raccontato come un leader “finito”, spesso più giudicato per la sua antipatia che per le sue idee, accreditato dai sondaggi di percentuali modeste. Eppure centinaia di persone hanno scelto di passare una serata ad ascoltarlo parlare di scuola, lavoro, imprese, fisco e innovazione. Segno che, al di là delle simpatie personali, esiste ancora una domanda di politica fatta di contenuti, visione e confronto.
La differenza è proprio questa: non limitarsi a denunciare ciò che non funziona, ma avanzare idee, indicare soluzioni e spiegare anche dove trovare le risorse necessarie per realizzarle. Molte di queste proposte sono nate dal lavoro dei gruppi di Italia Viva coordinati dal professor Tommaso Nannicini della Bocconi, con il contributo di giovani e meno giovani che, attraverso le “primarie delle idee”, hanno lavorato per mesi in tutta Italia per elaborare progetti concreti e realizzabili.
In un tempo in cui la politica sembra spesso ridursi a slogan, polemiche e tifoserie, vedere persone confrontarsi su progetti, numeri e prospettive rappresenta un fatto tutt’altro che banale. Non è detto che si condivida tutto, ma il confronto sulle idee resta il cuore della buona politica.
Non a caso la Leopolda di quest’anno si chiamerà “Ritorno a Itaca”. Un nome che richiama il viaggio di Ulisse e che per me rappresenta molto più di uno slogan: l’auspicio di un ritorno alla politica del pensiero e della progettualità dopo anni trascorsi in un mare agitato, tra populismi, propaganda e promesse irrealizzabili.
Renzi avrà anche il 2%, ma la Leopolda continua a essere una fucina di idee, cultura politica, dibattito e formazione. Uno dei pochi luoghi in cui si prova ancora a discutere dell’Italia che verrà invece di limitarsi a commentare quella che c’è. E quando la politica torna a parlare di futuro, tutto il resto diventa davvero noia