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Forse Elly Schlein dovrebbe scommettere di più sul suo partito, e un po’ meno sulla lealtà degli altri.

Sfida continua di Conte a Elly Schlein

Dalla spinta sulle primarie alla presentazione del suo programma, ormai il leader del M5S vuole dettare l’agenda alla dem. E intanto la distanza tra i due partiti scende a soli 5 punti

Corriere della Sera28 Sep 2026Di Antonio Polito

Pd Elly Schlein guida i dem dal 2023. Il partito nell’ultima rilevazione Ipsos è dato al 19,5%

Quando Elly Schlein vinse le primarie nel febbraio del 2023, l’entusiasmo per il «nuovo corso» produsse un balzo nei sondaggi a favore del Pd che lo portò al 19,5% dei consensi. Un anno dopo, alle europee, arrivò fino al 24,1%, mettendo tra sé e i Cinquestelle quasi quindici punti di distacco: il partito di Conte era sceso sotto il 10%.

Oggi Pagnoncelli ci dice che quel divario si è ridotto di due terzi: solo cinque punti. E il Pd di Elly Schlein è tornato esattamente dove era partito, al 19,5%.

I numeri sono numeri, ma forse ancor di più contano le sensazioni. Da quando è tornato dalla malattia, l’«avvocato del popolo» è il mattatore assoluto della scena politica a sinistra. In una parola, detta l’agenda. Al Partito democratico, che dopo averle inventate tentenna sulle primarie, dice «o primarie o morte». A Elly Schlein, che ripete il mantra «prima il programma», risponde presentando il suo programma mentre quello del Pd non c’è ancora, mettendola con le spalle al muro sui punti cruciali della politica estera, del riarmo, degli aiuti all’ucraina:

Dal riarmo all’ucraina

Sulla politica estera l’ex premier ha messo spalle al muro il Pd Il potere della coalizione di centrosinistra è nelle sue mani per lui sono irrinunciabili a prescindere da chi vinca le primarie. O così o pomì. Al punto che — rincara la dose — se non posso affermare questo programma me ne torno a fare l’avvocato. Il potere di coalizione è ormai nelle sue mani. È il Ghino di Tacco del Campo largo, come Craxi lo fu del pentapartito. E pensare che Elly Schlein divenne segretaria del Pd grazie agli elettori dei Cinque Stelle. Quasi un quarto dei voti con cui sconfisse Bonaccini venivano da lì. Forse ci avevano visto giusto.

Il Pd è infatti finito in un vero e proprio «Comma 22», un paradosso logico che sembra senza via d’uscita. Elly Schlein ha costruito la linea politica sullo slogan del «testardamente unitari», consegnando così al maggiore alleato un diritto di veto. I sondaggi ne segnalano impietosamente gli effetti. Nell’ultimo sondaggio M5S e Avs sommati superano per la prima volta il Pd. Con questi risultati il partito italiano del socialismo europeo non avrebbe più l’egemonia nella coalizione di governo, né il Tesoro o gli Esteri, se pure vincesse le elezioni. E questo, diciamoci la verità, sarebbe un problema per l’italia oltre che per Elly Schlein.

Lo stesso paradosso si riverbera sulle primarie, che difficilmente il Pd a questo punto può evitare. Se infatti per essere unitari si limano di continuo le differenze col principale concorrente, se cioè gli elettori si troveranno di fronte un’offerta simile se non identica, allora voteranno sulla persona, sarà un «beauty contest». E Conte può certamente vantare una maggiore esperienza e competenza, essendo stato due volte presidente del Consiglio, oltre a oratoria ed empatia superiori.

Un tempo ci fu il «partito di plastica» inventato da Berlusconi; oggi si può dire che c’è un «partito di plastilina»: il Pd è costretto, dalla situazione in cui si è messo, a modellarsi sugli alleati. A farsi sempre concavo e mai convesso, per usare un’altra metafora berlusconiana. Non è ovviamente tutta responsabilità della segretaria. Il dilemma del Pd è di lunga data. Dipende dal fatto che nacque con l’ambizione di essere un partito all’americana, un partito-coalizione, che cioè comprendeva al suo interno tutte le cinquanta sfumature di rosa del centrosinistra, dalla Fiom ai liberali. In quel partito le primarie avevano un senso, così come ce l’hanno negli Stati Uniti. Ma ora il Pd non è altro che parte di una coalizione di partiti, e il suo pluralismo interno si trasforma in alibi per giustificare un’imbarazzante paralisi delle idee. E quando prova a fare una proposta di governo, come Elly Schlein sull’energia, gli alleati gli saltano subito alla gola, obiettando che non si dialoga con Giorgia Meloni e che comunque loro non sono d’accordo. Ci troviamo insomma di fronte al caso più unico che raro di un partito che non può avere idee sue, tranne quella di essere unitario.

Che succederà adesso? Conte proseguirà sulla sua strada: è ampia, è dritta, è riconoscibile. È anche pericolosa per i conti dello Stato e la collocazione internazionale del Paese, ma di quello al momento non si occupa nessuno, primum vincere. Elly Schlein ha una sola possibilità: arrestare l’inerzia del movimento all’ingiù con un colpo di

La «mossa del cavallo»

La sola possibilità della segretaria: fare una mossa per ricordare agli italiani che il Pd è il partito più affidabile del Campo largo faccia, una mossa del cavallo, qualcosa che ricordi agli italiani che il Pd è il partito più affidabile del Campo largo, non foss’altro perché dispone di un personale politico preparato e allenato al governo di città e regioni. Potrebbe, per esempio, sfruttare il pluralismo interno invece che subirlo. Nel 2012 Bersani accettò di cambiare lo statuto per consentire a un suo oppositore interno, al tempo Matteo Renzi, di correre alle primarie per la guida della coalizione. Alla fine non vinse le elezioni, ma nemmeno le perse, e il Pd tornò al governo. Forse Elly Schlein dovrebbe scommettere di più sul suo partito, e un po’ meno sulla lealtà degli altri.

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