
L’accordo tra il governo italiano e la Tunisia esiste ed è stato sottoscritto nell’ambito del Piano Mattei per regolare i canali di immigrazione legale per motivi di lavoro. Tuttavia, i dati reali emersi nel settembre 2026 presentano differenze sostanziali rispetto ad alcune ricostruzioni circolate sui social network. Di seguito vengono analizzati i fatti e le motivazioni economiche e politiche dell’operazione: 1. I numeri reali dell’accordo e gli arrivi a Brescia L’intesa triennale: L’accordo prevede l’ingresso in Italia di 4.000 lavoratori tunisini all’anno per tre anni (per un totale di 12.000), distribuiti su tutto il territorio nazionale e in diversi settori produttivi. Gli arrivi a Brescia: A metà settembre 2026 sono arrivati a Brescia 28 autisti e manutentori, e non 150. I lavoratori hanno superato una selezione in Tunisia, dove hanno seguito corsi di formazione e lezioni di lingua italiana per circa un anno. 2. La questione degli alloggi a canone calmierato I lavoratori non ricevono case popolari gratuitamente. L’azienda di trasporto pubblico locale Brescia Mobilità ha stretto un accordo con l’Aler (l’azienda regionale per l’edilizia residenziale pubblica della Lombardia) per utilizzare appartamenti da ristrutturare. I lavoratori pagano un affitto a canone calmierato (circa 300 euro per una stanza singola e 200 euro per una doppia, spese incluse) trattenuto dal proprio stipendio. L’azienda ha specificato che questa possibilità di alloggio agevolato sarà estesa anche agli altri dipendenti tramite appositi bandi. 3. Perché mancano gli autisti italiani? Il reclutamento all’estero è stato attivato a causa di una grave e cronica carenza di conducenti nel settore del trasporto pubblico in Italia. Secondo i dati delle associazioni di categoria, oltre il 50% delle posizioni ricercate dalle aziende di trasporto locale risulta difficile da coprire. Brescia Mobilità continua a cercare personale in Italia, offrendo contratti a tempo indeterminato e finanziando interamente i costi della patente D e della Carta di Qualificazione del Conducente (CQC). I sindacati e i comitati di base evidenziano che i lavoratori italiani rifiutano spesso queste mansioni a causa di salari iniziali non competitivi rispetto al costo della vita e a causa di turni e orari di lavoro giudicati pesanti. 4. Il contesto politico e la contropartita La strategia del governo si basa sul principio di favorire l’immigrazione legale e programmata legata alle esigenze di manodopera delle imprese italiane, contrastando al contempo i flussi clandestini. In cambio del supporto nella gestione dei flussi e del pattugliamento delle frontiere, l’Italia offre alla Tunisia partnership economiche, investimenti infrastrutturali energetici e quote d’ingresso regolari per i propri cittadini. La vicenda ha comunque suscitato un acceso dibattito politico locale: esponenti locali della Lega hanno protestato a Brescia contro l’arrivo dei lavoratori tunisini, sebbene il provvedimento derivi da un accordo del governo nazionale (sostenuto dalla stessa Lega) e utilizzi strutture dell’Aler guidata dalla Regione Lombardia.