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I Riformisti attaccano Conte e scaldano i muscoli per correre alle primarie.

Avanti non fatevi infinocchiare da ,il ballista, Conte, era ora comunque una bella ripresa. Speriamo …che finalmente entrino in campo i RIFORMISTI CON UN PROGRAMMA ITALIA FINALMENTE CONSONO AL NS PAESE!!!!! E’ una ventata d’aria fresca in un partito che sembra asfittico. Non bene ma benissimo solo il voto in presenza e con più candidati, come il doppio turno tra i primi due. Norme di buon senso . Mi è sembrato un ritorno al primo Pd. Io voto Casa Riformista e IO ho letto un’apertura verso il mio partito, contro i veti di Conte.

L’appello: ‘Il Pd non si schiacci su Avs e 5s’.

Guerini, no al ‘prendere o lasciare’ su Kiev. Giuseppe Conte e il M5s i più citati in assoluto. Elly Schlein molto meno, ma parecchio tirata in ballo per appelli e avvisi. I riformisti del Pd, l’area di minoranza nel partito, si sono ritrovati a Prato, alla Casa del Popolo di Coiano, per mettere in chiaro linee rosse da non oltrepassare e confini che invece si potrebbero anche varcare.

Le prime sono sull’Ucraina: l’invio di armi deve continuare, su quello non si tratta. I secondi sono sulle primarie, con la richiesta del doppio turno e la conseguente apertura di uno scenario: in corsa per il Pd non solo Schlein, ma anche un riformista. Quasi sette ore di interventi per fare il punto e avvertire la segretaria: “il Pd non si appiattisca su Avs e M5s”, ha sintetizzato il sindaco di Prato, Matteo Biffoni.

“Non siamo mai riusciti a imporre un dibattito pubblico nel Paese sulle cose che riguardano le famiglie italiane – ha aggiunto il senatore Graziano Delrio – nemmeno dopo la festa dell’Unità”. E l’europarlamentare Giorgio Gori: “Il Pd non può permettersi di subire l’egemonia” del M5s, “un partito che ha la metà dei nostri voti”. Per esempio: a Schlein chiedono di tornare indietro sulla legge contro l’antisemitismo. Un passaggio che rischia di lasciare ferite. L’ex parlamentare Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele, ha fatto capire di sentirsi già con un piede fuori dal partito: “Se il voto contrario sarà confermato, per me rappresenterà un confine invalicabile”.

Sull’Ucraina, nulla di nuovo. Però, visto che la scorsa settimana la kermesse del M5s ha ribadito il “no” alle armi, la kermesse dei Riformisti ha ribadito che invece sì. Lo hanno fatto tutti, dai parlamentari Lia Quartapelle e Piero Fassino all’eurodeputato Giorgio Gori. E anche il leader dell’area, Lorenzo Guerini, che in chiusura ha scandito: “Non accettiamo il prendere o lasciare” di Conte. A qualche centinaio di chilometri di distanza, il presidente del M5s diceva di aver fiducia, che saranno trovate “soluzioni unitarie, coraggiose e all’altezza delle sfide dei nostri tempi”. Ma al momento le distanze sono abissali.

Il tema primarie è planato a Prato con toni più diplomatici. I riformisti le vorrebbero a doppio turno e solo in presenza, perché la modalità on line “rischia confusione”, ha detto Guerini che, da presidente del Copasir, pensa ai rischi di contaminazione del voto sul web. Lo stop al virtuale dovrà fare i conti con il M5s, che su quello ci punta eccome. Ma la richiesta di doppio turno – il primo con più candidati, poi duello fra i due migliori classificati – dovrà fare i conti con i vertici del Pd, visto che lascia la porta aperta alla corsa anche di un riformista. Non è un passaggio indolore: secondo lo Statuto del partito la candidata è solo Schlein. E lei su quello conta. Un papabile concorrente interno è Gori: più candidati Pd non sarebbe “una sciagura”, ha detto, e “io credo che se ci sarà una voce riformista alle primarie sarà una cosa buona”.

E poi ha ricordato che “nel 2012 Bersani aprì per consentire la partecipazione di Renzi, Tabacci, Vendola… E Letta cambiò le regole del partito per consentire la partecipazione di Schlein al congresso, che vinse. Nulla di strano, è nel nostro Dna”. In sala qualcuno ha annacquato un po’: “Quelle erano un’altra cosa, erano primarie di partito, mica di coalizione, e poi non è detto, vediamo, semmai è un’ipotesi da discutere, a supporto della segretaria, per darle forza al secondo turno”.

Come Gori, anche Delrio ha ricordato i precedenti: “Non bisogna avere paura di diverse proposte di governo. È successo con Letta e Bindi quando c’era Veltroni, è successo con Renzi quando c’era Bersani. Non c’è niente da temere”. Le sciabolate interne sono state parecchie. Molte a chi sostiene che i riformisti usciranno dal Pd: “La caricatura dei riformisti come riserva indiana del Pd non la accetto”, ha detto la senatrice Simone Malpezzi. E Delrio: “Uscire, allontanarsi e ri-iniziare non è una parola riformista”. Tato che Guerini ha chiuso la giornata così: “Noi non accettiamo lezioni di unità di chi nel passato se ne è andato”.

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