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IL PD S’È DESTÒ?

Solo una settimana fa, dal palco di Nova, Giuseppe Conte parlava già da premier in pectore: stop agli aiuti all’Ucraina, 15.000 euro ai diciottenni e la solita litania del “queste decisioni non si discutono”. In pratica, il programma del campo largo scritto e vidimato dai 5 Stelle. Poi è arrivata Prato. Guerini, Delrio, Quartapelle, Gori e l’area riformista del Pd hanno finalmente alzato la testa: il sostegno all’Ucraina non si negozia, la collocazione europea del partito non è merce di scambio e l’unità non può significare subordinazione alle pretese di Conte. Un messaggio chiaro: il Pd non è una dependance del Movimento 5 Stelle. Per troppo tempo il partito ha inseguito Conte, Bonelli e Fratoianni, perdendo identità, consensi e credibilità. Ora qualcuno dentro il Pd sembra aver capito che continuare su quella strada significa consegnare definitivamente il partito all'”avvocato del popolo” e ai vecchi registi dell’operazione, da Bettini a D’Alema, impegnati da anni a costruire un’alleanza sbilanciata a favore dei 5 Stelle.

Forse la Leopolda di quest’anno, con il suo “Riprendiamoci Itaca”, può diventare anche un messaggio per molti democratici: riprendiamoci il Pd.

La domanda se il Partito Democratico (PD) si sia o meno “destato” (parafrasando l’Inno di Mameli) rimane al centro di un acceso dibattito politico in Italia, caratterizzato da forti divisioni interne e risultati contrastanti.

Le diverse prospettive sulla situazione del partito evidenziano scenari complessi:

  • Le difficoltà interne e i sondaggi: Secondo un’analisi pubblicata da HuffPost Italia il 26 settembre 2026, il partito sta affrontando una fase di declino nei consensi, con i sondaggi che indicano una discesa sotto la soglia psicologica del 20%. La linea politica della segretaria Elly Schlein viene criticata da alcuni osservatori come radicale nella retorica ma meno efficace sul piano del riformismo concreto.
  • Le tensioni e gli addii dell’area riformista: La coesistenza tra l’ala più a sinistra e la componente centrista rimane problematica. Un esempio significativo è stata la decisione dell’eurodeputata Pina Picierno di lasciare il PD nel giugno 2026, dichiarando che nel partito non vi sarebbe più spazio per i riformisti. In quell’occasione, la segretaria Schlein ha espresso pubblicamente il proprio dispiacere per l’abbandono.
  • La difesa della linea identitaria: Di contro, la dirigenza e i sostenitori della svolta impressa dal congresso difendono il percorso intrapreso, sostenendo che una chiara identità di sinistra e l’attenzione ai temi sociali e ambientali siano la chiave per ricostruire un’alternativa solida alla destra e ridare energia alla comunità democratica.
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