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DAL CAMPO LARGO ALLA TABULA RASA.

Conte è affetto , gravemente affetto da astinenza del potere. Con quale partito, con quale alleanza, con quale programma è marginale. Da quando ha ricevuto ” la chiamata” dai grillini ( che non sapevano a che santo votarsi) ha iniziato a credere ( a credersi) uno statista. Come tutti i trombati nutre un odio sincero verso Matteo Renzi che lo ha congedato come un fattorino precario. Adesso, nei suoi comizi alla pochette, le spara grosse come tutti i tromboni ( e i trombati )che anelano alla rivincita., Liscia il pelo a tutti i descamisados del meridione e del settentrione tanto per lui il bilancio statale è un pezzo di carta con dei numeri senza importanza.

Conte ha parlato, forte del mandato dei suoi sostenitori: 91,7% per la posizione contraria a «continuare a inviare armi» all’Ucraina perché «allontana la pace»; 97,9% per una Conferenza internazionale e il riconoscimento dello Stato di Palestina; 94,1% contro il piano di riarmo europeo; 91,8% contro l’aumento della spesa per la difesa.

Come se gli alleati non contassero e la candidatura a premier fosse già in tasca, Conte ha scandito: «Quando andremo al governo come prima cosa diremo cosa c’è da cancellare. Dopo questa tabula rasa realizzeremo il progetto progressista».

E ancora: «No al riarmo, no ad accordi militari e commerciali con Israele, restaurazione del reato di abuso d’ufficio, no alla norma salva politici dalla Corte dei Conti; cancellare le norme che limitano gli strumenti investigativi e le intercettazioni. Cancelleremo anche le leggi bavaglio». Un bel programmino giustizialista.

Infine l’affondo estero: «Vogliamo imporre sanzioni a Netanyahu e il riconoscimento dello Stato della Palestina. Ci batteremo con l’Unione europea perché Israele venga privato dello status di partner privilegiato dell’Ue e se non bastasse promuoveremo di fronte alla Corte penale internazionale i responsabili del genocidio, parteciperemo attivamente».

Non si deve fare l’errore di considerarlo l’Oracolo Appulo, dando per acquisita dall’intera coalizione ogni sua uscita. Il giudizio negativo su Conte è scontato, ma prima di darne uno definitivo sul centro-sinistra, è d’obbligo sentire PD e Italia Viva – Casa riformista cosa hanno da dire sulle sue affermazioni perentorie.

Perché le parole di Conte non riguardano più solo il confronto interno al centro – sinistra, ma mettono in discussione la collocazione internazionale dell’Italia, il suo rapporto con l’UE, i percorsi avviati sulla difesa comune degradata sprezzantemente a “riarmo”. Preannunciano una linea estera peggiore di quella di Meloni e persino di Le Pen e Bardella.

Non è più questione di fare i capricciosi con il classico “se il candidato premier è Conte io non voto il centro-sinistra”. Si tratta di pretendere che le forze autenticamente europeiste garantiscano coerenza con la politica estera finora sostenuta e con gli impegni internazionali presi. Altrimenti non si tratterebbe di diserzione dal voto, ma del rifiuto di essere traslocati armi e bagagli sul fronte avverso.

Ragionino a fondo Schlein e Renzi prima di replicare a Conte, perché un centro – sinistra con quella politica estera rende meno utilizzabile l’allarme contro la destra.

Aspettiamo gli sviluppi.

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