
Conte rifiuta il caffè di Renzi dicendo che “non avrebbe dormito”. La verità è che quel caffè non era una bevanda: era un segnale politico. Renzi gli ha offerto un gesto di normalizzazione, un modo per dire “ci sono, e non puoi più ignorarmi”. E Conte lo ha respinto perché oggi è allergico a tutto ciò che rimette Renzi dentro il perimetro del centrosinistra. Il punto è semplice: Franceschini ha riabilitato Renzi, il Pd ha riaperto la porta, e all’improvviso il M5S non è più l’unico partner forte del campo largo. Da qui l’agitazione, da qui la difesa disperata di Onorato, da qui le frasi acrobatiche su chi “allarga” o “non allarga” il Pd. Renzi non allarga il Pd perché non è il Pd, e Onorato non lo allarga perché non sappiamo nemmeno chi lo voti. Ma Conte deve fingere che Onorato sia decisivo, perché senza una quarta gamba alternativa il suo Movimento rischia di perdere centralità. Il caffè di Renzi era troppo forte per Conte non perché lo tiene sveglio, ma perché gli ricorda che la partita non la controlla più solo lui.
