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Ceuta, tutti gli indizi indicano il Marocco ma per Sanchez “ha stato Israele”

In spagnolo esiste un proverbio stupendo per le responsabilità che si schivano: entre todos la mataron y ella sola se murió. L’hanno ammazzata tutti insieme e la vittima è morta da sola.

Il 25 agosto la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles dichiara in Parlamento che il Centro Nacional de Inteligencia (CNI) aveva allertato la delegazione del governo centrale a Ceuta il 29 luglio: sui social network circolava una convocazione per entrare a nuoto nella città spagnola il giorno dopo.

Poche ore più tardi, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska dichiara che non esiste alcun rapporto che permettesse di prevedere un ingresso di massa. La delegazione del governo nega di aver ricevuto avvisi. Il vicepresidente del governo Carlos Cuerpo spiega che fra le due versioni non esiste alcuna contraddizione e la presidenza del governo chiede di mantenere un’unica linea, cosa che di solito non serve quando le versioni non divergono.

Il Centro Nacional de Inteligencia aveva avvisato; Marlaska non aveva ricevuto nulla che permettesse di prevedere l’assalto; la delegazione non aveva ricevuto avvisi; la presidenza assicurava che non c’era contraddizione.

La vittima, insomma, l’avevano ammazzata tutti. Restava da capire come fosse riuscita a morire da sola.

Il 31 agosto Pedro Sánchez dichiara che sulla crisi di Ceuta non esistono informazioni che puntino contro il Marocco: né dalle forze di sicurezza, né dai servizi spagnoli, né da alcun servizio alleato. Ad attaccare la Spagna attraverso i social network sarebbero stati invece elementi associati alla Russia e a Israele, irritati dalle coraggiose posizioni spagnole sull’Ucraina e sul “genocidio” a Gaza.

Conviene forse fare un passo indietro. Tra maggio e giugno del 2021 il CNI aveva consegnato allo stesso Sánchez due rapporti sulla precedente crisi di Ceuta.

In quei rapporti, l’ingresso di migliaia di persone era descritto come parte di una strategia marocchina di pressione per strappare concessioni sul Sahara occidentale. I rapporti facevano anche i nomi: Fouad Ali El Himma, consigliere di Mohammed VI, il ministro degli Esteri Nasser Bourita e i capi dei due servizi di intelligence marocchini, Yassine Mansouri e Abdellatif Hammouchi.

Agli stessi personaggi il CNI attribuiva azioni di influenza sui social network, sui media e nei tribunali spagnoli.

Poi succedono altre cose. Il 18 maggio 2021 Sánchez va a Ceuta. Il giorno dopo qualcuno comincia a svuotargli il telefono con Pegasus: 2,57 gigabyte; a fine mese spariscono altri 130 megabyte di dati. L’autore non verrà identificato. Il Parlamento europeo parlerà di forti indizi a carico del Marocco. La causa finirà per essere archiviata.

Restano quei 2,70 gigabyte di informazioni sottratte, una quantità rispettabile di non sappiamo cosa.

Dieci mesi più tardi, la Spagna abbandona senza passare dal Parlamento la posizione mantenuta per mezzo secolo sul Sahara occidentale. Gli spagnoli apprendono il cambiamento da un comunicato del gabinetto reale marocchino.

Cinque anni dopo si ricomincia da Ceuta. Il 30 e il 31 luglio circa settantaduemila persone attraversano la frontiera in due giorni. Sánchez dà la colpa alle mafie.

Poi la Polizia nazionale consegna alla magistratura un rapporto della stessa intelligence di frontiera: si tratterebbe di un’operazione pianificata per far collassare il sistema di controllo spagnolo, con gendarmi marocchini in uniforme che accompagnano i migranti, agenti in borghese che dirigono le operazioni sul posto e un collegamento esplicito alla rivendicazione marocchina su Ceuta e Melilla.

Le mafie vengono scartate. Marlaska reagisce chiedendo per lettera al direttore generale della Polizia da quando la Polizia sapesse ciò che il presidente aveva appena dichiarato che nessun servizio spagnolo sa.

Nel 2021 il CNI aveva indicato il Marocco. Nel 2026 lo fa la Polizia. Ceuta è lì, il Sahara è lì, Rabat è lì. E Sánchez riesce comunque, in una storia che continua ostinatamente a indicare Rabat, a far comparire Israele.

Alla vecchia formula spagnola basterebbe allora cambiare il finale: entre todos la mataron e ha stato Israele.

A Mohammed VI basta restare in silenzio. A Ceuta, con cinquemila intrusi ancora da gestire, non hanno né il tempo né l’umore per occuparsi di proverbi.

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