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Altra : GUERRA!

RANUCCI QUERELA FORLEO: UNA FORZATURA GIORNALISTICA PUÒ AVER TRATTO IN INGANNO LA MAGISTRATA

Sigfrido Ranucci ha presentato una denuncia per diffamazione aggravata nei confronti della magistrata Clementina Forleo, consigliera della Corte d’Appello di Roma. Ma per comprendere come si sia arrivati a uno scontro così clamoroso bisogna tornare indietro di qualche giorno e ricostruire la catena della notizia.

Tutto parte il 15 agosto da un articolo de Il Foglio, firmato da Carmelo Caruso e intitolato “Il telefono di Ranucci: le chat come presunta arma segreta”. Già nel sommario il giornale scrive che Ranucci “minaccia di aprire il suo archivio”. Nel testo vengono poi attribuite al conduttore di Report due frasi molto pesanti:

“Se mi tolgono la conduzione, allora ci divertiamo” e “Nel mio telefono ho le chat di tutti”. Il problema giornalistico nasce subito dopo.

Nell’articolo quelle parole vengono descritte come “sfoghi in redazione”, ma non viene indicato chi le abbia ascoltate, non viene citato un audio, un messaggio o una dichiarazione pubblica di Ranucci. Il Foglio aggiunge inoltre una propria interpretazione: definisce quell’archivio una “polizza” che garantirebbe a Ranucci di mantenere la conduzione di Report.

Ed è qui che occorre distinguere due cose.

Una cosa è scrivere che, secondo fonti interne, Ranucci avrebbe pronunciato determinate parole. Altra cosa è trasformare quelle parole nell’idea che il giornalista stia minacciando qualcuno per conservare la propria trasmissione.

Questa seconda conclusione è un’interpretazione giornalistica.

La vicenda passa poi sui social. Salvo Sottile riprende il contenuto, contribuendo alla sua diffusione. E arriviamo alla magistrata Clementina Forleo. Il 16 agosto Forleo pubblica su Facebook un post nel quale domanda:

“Chi sta ricattando Ranucci?”

e si chiede perché voglia mantenere “a tutti i costi” la conduzione di Report attraverso la presunta minaccia di rendere pubbliche le chat. La magistrata va però ancora oltre: sostiene che, in un “Paese normale”, Ranucci sarebbe già stato indagato per estorsione e i suoi telefoni sarebbero stati sequestrati.

Ed è proprio su queste dichiarazioni che Ranucci decide di agire legalmente.

Il suo avvocato Roberto De Vita parla di affermazioni “prive di fondamento e gravemente calunniose”, sottolineando anche la particolare responsabilità derivante dal ruolo istituzionale ricoperto da Forleo.

Ma è la stessa replica della magistrata a rendere particolarmente interessante la ricostruzione.

Forleo precisa infatti che il suo post sarebbe stato soltanto una riflessione su una notizia apparsa sul Foglio a firma di Carmelo Caruso e successivamente ripresa da Salvo Sottile, aggiungendo che, a sua conoscenza, quella notizia non era mai stata smentita da Ranucci.

Ed eccoci al punto.

È possibile che una forzatura giornalistica abbia finito per trascinare con sé persino una magistrata?

Non possiamo affermare che le frasi attribuite a Ranucci siano false: allo stato delle informazioni pubbliche non abbiamo gli elementi per sostenerlo.

Ma non possiamo neppure considerarle automaticamente accertate.

Ciò che possiamo documentare è invece questa sequenza:

un retroscena con fonti non rese pubbliche → due virgolettati attribuiti a Ranucci → l’interpretazione del Foglio secondo cui quelle chat costituirebbero una “polizza” per mantenere Report → il rilancio sui social → il post di Forleo → l’ipotesi pubblica di ricatto ed estorsione.

Ed è una sequenza che dovrebbe far riflettere.

Perché tra la frase “ho le chat di tutti” e l’affermazione “Ranucci sta ricattando qualcuno” esiste un passaggio logico enorme.

E tra quest’ultima affermazione e sostenere pubblicamente che dovrebbe essere indagato per estorsione il salto diventa ancora più grande.

Non stiamo quindi sostenendo che Carmelo Caruso abbia inventato quelle dichiarazioni. La domanda giornalisticamente corretta è un’altra:

da chi provengono quei virgolettati?

Caruso li ha ascoltati personalmente? Esiste un audio? Un messaggio? Sono stati riferiti da colleghi di Ranucci? Prima della pubblicazione è stata chiesta una conferma al diretto interessato?

Sono domande decisive perché tutto ciò che è accaduto dopo nasce precisamente da quelle poche righe.

E il paradosso della vicenda è evidente: una notizia nasce come retroscena giornalistico, viene caricata di un’interpretazione, passa attraverso i social e finisce per portare una magistrata a parlare pubblicamente di estorsione. Oggi quella stessa magistrata si trova querelata proprio dalla persona alla quale quel presunto reato era stato attribuito.

È anche un esempio concreto di quanto una forzatura narrativa possa modificare la percezione di una notizia, soprattutto quando, passaggio dopo passaggio, il confine tra fatto accertato e interpretazione diventa sempre meno visibile.

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