
La destra ha appena scritto una delle pagine più indecenti di questa legislatura. Con 206 voti favorevoli e 133 contrari, hanno bocciato la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. I magistrati avevano spiegato che quelle conversazioni erano essenziali per l’inchiesta. Fdi, Lega e FI hanno usato i propri voti per negarle.
Abbiamo chiesto di leggerle. Hanno detto no. Abbiamo chiesto un supplemento di istruttoria. Hanno detto no. Abbiamo chiesto che almeno li leggesse il presidente della Giunta, che presiede un organo di garanzia. Hanno detto no.
Parliamo di un sottosegretario alla Giustizia che aveva le quote di un ristorante in società con la figlia di un prestanome del clan Senese. Che diceva di non conoscerlo, finché è uscita la foto dei due insieme. E che intanto si portava già dietro una condanna in appello per aver rivelato un segreto d’ufficio.
Questo è l’uomo per cui oggi hanno impedito di accertare la verità. E il principale partito che lo ha reso impossibile, ossia Fratelli d’Italia, è lo stesso che detiene il record di arrestati per ‘Ndrangheta.
Poi salgono sui palchi, depongono corone e dicono d’ispirarsi a Paolo Borsellino. Oggi abbiamo visto quanto valgono quelle parole.
Borsellino è morto cercando la verità. Loro hanno appena votato per impedire ai magistrati di cercarla fino in fondo.
Con gli avversari e i più fragili della società diventano feroci, chiedono processi di piazza. Quando viene sfiorato uno di Fratelli d’Italia, impediscono alla giustizia di fare il proprio corso.
Questa è la loro idea di legalità: inflessibili con i deboli, omertosi con gli amici. Abbiano almeno la decenza, da ora in poi, di lasciare in pace Paolo Borsellino.