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La menzogna politica sugli aiuti all’Ucraina è solo la superficie di un inganno più profondo.

Far credere che l’Italia possa sottrarsi ai vincoli europei senza pagare un prezzo devastante. Chi oggi strizza l’occhio all’idea di “basta armi” e “basta Europa” non sta proponendo una linea di governo, sta vendendo un prodotto elettorale. E lo fa sapendo che quel prodotto, una volta aperto, è vuoto. La verità è semplice e brutale: l’enorme debito pubblico italiano è sostenuto in larga parte dall’ombrello europeo. Non è ideologia, ma struttura. La BCE acquista titoli italiani, l’euro garantisce stabilità, le regole europee impediscono attacchi speculativi, i mercati prestano soldi all’Italia perché sanno che dietro c’è una rete istituzionale che non può essere improvvisata. Fuori dall’UE, quel debito diventerebbe immediatamente spazzatura finanziaria. Non per punizione politica, ma per matematica. Un Paese con quasi 3.000 miliardi di debito, senza banca centrale credibile, senza programmi di acquisto, senza protezione, verrebbe travolto. I tassi esploderebbero, le aste andrebbero deserte, le banche si ritroverebbero con titoli invendibili, i risparmiatori pagherebbero il conto. È la forma reale del default: non un concetto, ma un collasso. Mente oggi chi proclama “faremo senza l’UE, con i soldi degli Italiani”. Ma quali soldi, se non bastano a coprire neppure 1/10.000 di quel debito; ce ne rendiamo conto o siamo completamente sprovveduti? E chi oggi suggerisce che “si può uscire dall’Europa” lo sa. Lo sa perché ha governato, perché ha firmato documenti, perché ha approvato misure che tengono in piedi il Paese. E se non ha ancora governato, comunque lo sa, qualora non sia un perfetto idiota: il leader perfetto da seguire viaggiando verso il DISASTRO !!! Eppure si finge il contrario, perché la menzogna è utile: serve a costruire identità, non politica. La stessa dinamica vale per gli aiuti all’Ucraina. Si dice “stop alle armi” sapendo che al governo non si potrebbe farlo, sapendo che l’Italia non può rompere con NATO e UE senza precipitare in isolamento strategico e finanziario, sapendo che quella promessa è impossibile. È una menzogna di sostenibilità: una promessa costruita per essere infranta, la stessa promessa infranta da Meloni & Co. nel proprio governo. Il punto non è la Russia, non è l’Ucraina, non è la pace. Il punto è l’elettore. L’elettore trattato come fan ebete, non come cittadino consapevole. L’elettore illuso con una narrativa che non ha alcun contatto con ciò che accadrebbe realmente, se chi la pronuncia tornasse al governo. La menzogna non è un errore, non è ingenuità, non è confusione. È una strategia: dire ciò che il pubblico vuole sentirsi dire, non ciò che il Paese può realmente fare.

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