Il valore di una vita umana è proporzionale al suo potere di consumo. L’Inghilterra lo comprese rapidamente quando avviò la produzione industriale, sostituendo gli artigiani che realizzavano manufatti per clienti specifici. Capì di aver bisogno di consumatori: gli schiavi non ricevevano salari, non consumavano nulla e non potevano pagare per niente. Fine della schiavitù. Abbiamo bisogno di lavoratori salariati che consumino ciò che produciamo. E la luce arrivò. Da allora sono trascorsi 266 anni. Il capitale si reinventa e continua a tenerci il ginocchio sul collo, soffocandoci.

La mia riflessione descrive un cambiamento epocale: la transizione da un’economia di sussistenza a un modello guidato dalla produzione di massa, in cui il valore sociale ed economico delle persone è stato progressivamente legato alla loro capacità di spesa e consumo.
Il passaggio storico è documentato come segue:
- L’inizio dell’era industriale: Avviata in Inghilterra a partire dalla metà del Settecento, ha trasformato la produzione passando dal lavoro su misura degli artigiani al “sistema di fabbrica”.
- La nascita del consumatore moderno: La produzione di massa ha richiesto la creazione di un mercato di massa. Affinché l’economia industriale potesse prosperare, il lavoratore è diventato inevitabilmente un consumatore. [1, 2]
- Le dinamiche di potere: Questo sistema ha modificato radicalmente le strutture sociali, scambiando spesso la sottomissione fisica della schiavitù con una dipendenza strutturata dal salario e dal ciclo di consumo.
Condivide l’idea che oggi il consumo sia diventato l’unico metro di misura del valore sociale? Se le interessa, possiamo approfondire insieme come questa dinamica si sia evoluta nell’attuale economia digitale globale.