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GIORGIA È RIUSCITA IN UNA IMPRESA CHE SEMBRAVA QUASI IMPOSSIBILE.

Ha preso l’Italia, quella che stava sempre in mezzo, quella che faceva da ponte, da mediatrice, da cugina simpatica invitata a tutti i matrimoni e l’ha trasformata nella signora Pina del terzo piano, quella che litiga con tutti e poi si lamenta perché nessuno la invita a cena.

Con Trump era convinta di essere la nipotina preferita d’America e invece, appena si è seduto di nuovo alla Casa Bianca, lui ha iniziato a telefonare a tutti tranne che a lei. A Putin non può telefonare perché altrimenti Salvini si ingelosisce e Tajani si mette a tradurre dal russo con Google Translate.

È riuscita nel capolavoro geopolitico, fuori dai giochi con Mosca e in panchina pure con Washington. Una specie di Svizzera senza le banche, del Lussemburgo senza il mare, di influencer senza i follower.

E poi c’è l’energia, che è una cosa un po’ come l’ossigeno, Giorgia si è accorta di quanto è importante quando manca o quando arriva la bolletta. Grazie a lei abbiamo rinunciato al gas russo per essere più indipendenti e siamo finiti a comprare gas da mezzo pianeta, pagandolo come fosse champagne millesimato. Dipendiamo dall’Algeria, dal Qatar, dagli americani col gas liquefatto che arriva in nave. Siamo passati da una dipendenza sola a una collezione di dipendenze, tipo quelli che smettono di fumare e cominciano con le sigarette elettroniche, i cerotti e le caramelle alla nicotina.

Una volta l’Italia contava perché era quella che parlava con tutti, adesso sembriamo quelli che arrivano alla festa con la focaccia fatta in casa e scoprono che la festa era ieri.

Gira il mondo, fa summit, foto, strette di mano, sorrisi e noi ci emozioniamo. «Ecco, adesso la chiamano». Invece niente. Macron parla con Trump, Merz parla con Trump, Erdogan parla con Putin, Xi parla con tutti e lei aspetta il suo turno come quelli al CUP che hanno preso il numero 843 e il tabellone segna ancora il 17.

Con Putin è riuscita a fare un miracolo diplomatico: non contiamo niente per lui e neppure per quelli che vorrebbero trattare con lui. Una posizione zen, quasi buddista, il vuoto cosmico elevato a politica estera.

E pensare che noi italiani eravamo quelli del «volemose bene», dei compromessi, dei pranzi interminabili dove pure i parenti che si odiano finiscono a mangiare cannoli insieme. Lei invece ha scelto la linea del «o con me o contro di me» che è una strategia bellissima quando organizzi una festa di compleanno alle medie, un po’ meno quando ci sono guerre, dazi, bombe e bollette.

Ma la responsabilità più grande di Giorgia non riguarda soltanto la politica estera. Riguarda il clima culturale che ha contribuito a creare insieme al suo amico Matteo Salvini, che in questa vicenda porta forse una responsabilità ancora maggiore. Siete riusciti nell’impresa di sdoganare il peggiore sentimento fascista e autoritario, trasformando personaggi come Vannacci da fenomeni da talk show in punti di riferimento politici.

Avete dato cittadinanza e dignità istituzionale a un linguaggio che divide, discrimina, umilia, individua nemici e rimpiange l’uomo forte. Una volta certi discorsi si sussurravano con imbarazzo; oggi vengono pronunciati dai palchi, applauditi in televisione e premiati nelle urne. È come quelli che aprono la finestra per cambiare aria e si ritrovano la casa invasa dalle zanzare: avete pensato di cavalcare certi istinti e avete finito per legittimarli.

La grandezza di una destra democratica dovrebbe essere quella di tenere fuori dalla porta le nostalgie peggiori del Novecento. Voi, invece, avete aperto la porta, apparecchiato la tavola e acceso pure il riscaldamento.

Adesso ci ritroviamo a guardare gli altri che decidono, un po’ come quelli che seguono Sanremo da fuori dall’Ariston spiando dalle transenne. E mentre gli altri trattano il prezzo del gas, noi facciamo i comunicati stampa. Che scaldano poco, però sono eleganti.

Però una cosa bisogna riconoscergliela: ha realizzato il sogno di tanti italiani. Essere indipendenti, talmente indipendenti che dipendiamo da tutti.

Giorgia facci un piacere vai a casa prima possibile.

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