Travaglio ha scritto un editoriale indignato contro l’inchiesta di Porro sulla gestione dei miliardi spesi durante il Covid. E già questo fa abbastanza sorridere: Travaglio indignato non per i soldi pubblici buttati, non per le mascherine farlocche, non per le zone d’ombra, ma perché qualcuno ha osato avvicinarsi all’uomo con la pochette.
Da quell’inchiesta emergono fatti che non possono essere liquidati con due battute e tre insulti al giornalista nemico. Parliamo di mascherine pagate più del doppio del prezzo di mercato di allora. E già sarebbe grave. Ma oltre il danno arriva la beffa: quelle mascherine erano farlocche, inutili, persino dannose. Roba ritirata e poi incenerita. Tradotto: un miliardo e duecento milioni di euro finiti in fumo. Letteralmente.
E dentro questa storia spuntano soldi, consulenze milionarie, intermediazioni, acquisti fatti in emergenza, Arcuri che spendeva di prima mano, controlli che sembrano evaporati. E poi quei duecento milioni e passa di commissioni agli intermediari che sono finiti su un conto alle Cayman. Le Cayman, non il conto corrente del tabaccaio sotto casa.
La domanda è semplice: ma siamo sicuri che Travaglio, se al posto di Conte ci fossero stati Berlusconi o la Meloni, avrebbe usato lo stesso tono? Siamo sicuri che avrebbe detto “eh, ma la Meloni è incensurata”? O avrebbe scavato fino all’ultimo centesimo, fino all’ultimo bonifico, fino all’ultima mascherina bruciata nell’inceneritore?
Io non so, e non ho elementi per dire, se Conte abbia responsabilità penali. La magistratura ha archiviato o comunque liquidato molto rapidamente la vicenda. Va bene così. Più o meno. Ma qui non stiamo parlando solo di codice penale. Stiamo parlando di una responsabilità politica grande come il Colosseo.
Se durante il tuo governo viene speso un miliardo e duecento milioni per comprare mascherine farlocche, poi ritirate e distrutte, una domanda qualcuno potrà pur farla. Oppure no? Possibile che una cifra simile non richiedesse controlli seri, tecnici, preventivi? Possibile che nessuno dovesse verificare prima ciò che poi è stato verificato dopo, quando quelle mascherine sono state tolte di mezzo?
Travaglio difende Conte dicendo che è incensurato. Come se essere incensurati fosse l’unico metro per giudicare una persona pubblica. Curioso, perché se quello è il criterio, allora Travaglio dovrebbe stare molto attento a usare certe parole: lui incensurato non lo è. È pregiudicato. Quindi eviti di fare il confessore morale della Repubblica con la fedina penale degli altri in mano.
Ora i Cinque Stelle attaccano Porro perché ha osato toccare il loro santino. Ha osato fare domande sull’uomo della pochette, sul governo dei “prontissimi”, su una stagione in cui gli italiani stavano chiusi in casa, morivano, pagavano tasse, e intanto qualcuno comprava mascherine inutili e dannose a peso d’oro.
Vedremo come finirà. Ma una cosa è certa: anche ammesso che non ci sia reato, resta uno sperpero insopportabile di denaro pubblico. Soldi lavorati e pagati dagli italiani. Soldi che avrebbero dovuto proteggerci. E invece, a quanto pare, sono finiti in fumo insieme alle mascherine.
Ecco perche Travaglio oggi l’ha tirata giù quella mascherina. Non quella chirurgica. Quella dell’indignazione a comando a seconda di chi governa.
