La riforma della legge elettorale voluta da Giorgia #Meloni rischia di arenarsi prima ancora di arrivare al traguardo. Sulle preferenze, #Lega e #ForzaItalia fanno muro, mentre all’interno di #FratellidItalia crescono dubbi e divisioni. Il rinvio dell’esame in Aula certifica una maggioranza che, su una delle riforme più importanti della legislatura, non riesce a trovare un accordo nemmeno al proprio interno.
ORA: Più che una prova di forza, il cosiddetto “Melonellum” rischia di trasformarsi nell’ennesimo progetto destinato a restare nel cassetto. E, a quel punto, il vecchio Rosatellum potrebbe sopravvivere ancora una volta

Lo stallo sulla riforma della legge elettorale evidenzia le profonde divergenze interne alla maggioranza di centrodestra, in particolare sul ripristino del voto di preferenza.
Il rinvio dell’esame in Aula alla Camera, slittato ufficialmente al 14 luglio 2026 con il pretesto formale del caos trasporti, serve in realtà a concedere tempo per trovare un’intesa ed evitare una spaccatura insanabile al momento del voto.
Le posizioni dei partiti nello scontro
- Fratelli d’Italia: La premier Giorgia Meloni e i vertici di FdI premono con forza per superare il sistema delle liste bloccate e reintrodurre le preferenze. Questa mossa è considerata strategica per valorizzare il peso del primo partito della coalizione, ma all’interno della stessa forza politica crescono dubbi sui rischi di un’eccessiva frammentazione e competizione interna.
- Lega e Forza Italia: Entrambi i partiti fanno muro contro le preferenze. Sostengono che l’accordo originario della coalizione sul testo base (denominato inizialmente Stabilicum) non le prevedesse. Antonio Tajani ha lanciato un avvertimento chiaro, ricordando che “Meloni da sola non può vincere”, mentre la Lega esprime forte nervosismo, alimentato anche dai timori legati alle dinamiche interne di consenso (come i sondaggi positivi per l’area legata a Vannacci).
I punti chiave del testo in discussione
Al di là del nodo preferenze, la proposta di riforma della maggioranza poggia su elementi cardine volti a garantire la governabilità: [1]
- Premio di maggioranza: Scatta per la lista o coalizione che supera una determinata soglia (fissata attorno al 42% dei voti) per garantire il controllo di Camera e Senato.
- Indicazione del Premier: La scheda elettorale conterrà il nome del candidato alla presidenza del Consiglio.
- Abolizione del ballottaggio: Rispetto alle prime bozze, l’orientamento più recente punta a eliminare il secondo turno per assegnare direttamente il premio alla coalizione vincente al primo turno.
Le opposizioni, schierate compatte contro la riforma, denunciano la forzatura della maggioranza definendo il progetto anticostituzionale. I prossimi quindici giorni saranno decisivi per capire se FdI presenterà l’emendamento sulle preferenze direttamente in Aula o se sarà costretta a cedere alle richieste degli alleati per non rischiare la tenuta del governo.