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Meloni e il paradosso delle preferenze: quando l’opposizione incontra il potere.

IL SISTEMA POLITICO DELLA PARTITOCRAZIA MAFIOSA È ANCHE QUESTO …I CITTADINI NON DECIDONO NULLA … È FALSA DEMOCRAZIA …

C’è una domanda che oggi torna inevitabile: che fine ha fatto la Giorgia Meloni che combatteva i “nominati”? Quando era all’opposizione, Meloni tuonava contro le liste bloccate, definendole un insulto alla democrazia. Il concetto era semplice: i parlamentari scelti dai vertici di partito finiscono per rispondere ai capi, non ai cittadini. La sua battaglia era chiara: restituire agli elettori il potere di scegliere, attraverso il voto di preferenza.
E liquidava senza mezzi termini chi collegava le preferenze a corruzione e voto di scambio: la corruzione si combatte combattendo i corrotti, non limitando la democrazia. Oggi, però, lo scenario è cambiato. Con la riforma del premierato e la nuova legge elettorale — già ribattezzata da molti “Melonellum” — le preferenze restano fuori dalla porta. Al loro posto, ancora listini bloccati, seppur più corti. La motivazione ufficiale è la stabilità: garantire governi solidi e maggioranze certe. Tradotto: prima la governabilità, poi la libertà di scelta sul singolo candidato. Ed è qui che nasce il cortocircuito politico. Perché una domanda resta sospesa: quando si è all’opposizione si chiede più democrazia, ma quando si governa la democrazia diventa improvvisamente scomoda? Il potere ha un effetto curioso: spesso trasforma le battaglie di principio in problemi di gestione.

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