
L’inchiesta di Milena Gabanelli (Dataroom del Corriere della Sera) contesta la riforma sulla remunerazione delle farmacie voluta dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Il nuovo sistema – entrato in vigore a marzo 2024 – ha modificato i margini di guadagno statali, portando il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) a pagare numerosi farmaci (anche di fascia A) a un prezzo superiore rispetto al loro costo effettivo, con uno spreco stimato di centinaia di milioni di euro. Il grande problema e che la gente e soddisfatta di questo governo infame e corrotto, questo e il vero problema italiano, la gente italiana si e bevuto il cervello, un T.S.O. obbligatorio per chi vota questi avanzi di galera.
L’inchiesta Dataroom di Milena Gabanelli, condotta insieme a Simona Ravizza sul Corriere della Sera, evidenzia come la riforma della remunerazione delle farmacie abbia generato distorsioni economiche capaci di far pagare allo Stato quasi la metà dei medicinali più del loro effettivo prezzo al dettaglio. La misura, introdotta con la Legge di Bilancio 2024 ed entrata in vigore a marzo 2024, è fortemente difesa dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e dalle sigle di categoria come Federfarma.
Cosa prevede il nuovo meccanismo
La riforma ha radicalmente modificato il modo in cui il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ricompensa le farmacie per la distribuzione dei farmaci di fascia A:
- Il vecchio sistema: i guadagni delle farmacie erano basati su una percentuale fissa del prezzo al pubblico, pari a circa il 30,35%, con successivi sconti progressivi a favore dello Stato. [1]
- Il nuovo sistema: la percentuale sul prezzo scende al 6%, ma viene introdotta una quota fissa a confezione (da 0,55€ fino a 2,50€ a seconda del costo del farmaco e della tipologia di farmacia).
L’anomalia dei prezzi e i dati sui costi
Secondo i dati emersi dalle inchieste giornalistiche e dai successivi aggiornamenti di Dataroom:
- Margini capovolti: più il prezzo del farmaco è basso (sotto gli 8 euro), maggiore diventa proporzionalmente il ricavo della farmacia. Per l’acido acetilsalicilico da 1,40€, il margine della farmacia è passato da 50 a 93 centesimi.
- Prezzi superiori al pubblico: l’aggiunta delle quote fisse porta lo Stato a rimborsare cifre superiori al prezzo fissato dall’AIFA. Un farmaco generico a base di atorvastatina da 4,35€ viene rimborsato dal SSN a 5,24€.
- L’impatto economico: nei soli primi 9 mesi del 2025, la spesa per i farmaci convenzionati di fascia A è aumentata di 194 milioni di euro. A questo incremento si sommano circa 270 milioni di euro all’anno legati al contemporaneo trasferimento di molti farmaci (come gli antidiabetici) dalla distribuzione diretta delle ASL alla dispensazione in farmacia.
Le repliche delle istituzioni e di Federfarma
I sostenitori della riforma respingono le accuse di “spreco” e offrono una lettura differente:
- Nessun aumento netto: secondo i rappresentanti di categoria Federfarma, il modello serve a mettere in sicurezza economica le farmacie del territorio, specialmente quelle rurali e a basso fatturato, slegandole dalla pura logica commerciale del prezzo del farmaco.
- Compensazioni e risparmi: viene sottolineato che lo spostamento di molecole complesse (come le glifozine per il diabete) nelle farmacie territoriali riduce i costi di gestione interni delle ASL e genera risparmi d’acquisto certificati in altri canali, stimati dall’AIFA in decine di milioni di euro l’anno.