Per decenni ci hanno propinato la narrazione del Mezzogiorno come l’unico e insaziabile “buco nero” dei fondi pubblici, il luogo dove le risorse evaporano nel nulla tra inefficienze e illegalità. Una favola comoda, utile a costruire carriere politiche e a sventolare bandiere ideologiche. Poi, però, arrivano i dati ufficiali dell’EPPO (la Procura Europea) e della Corte dei Conti, e la realtà si diverte a sparigliare le carte.
Scopriamo così che l’Italia è sì al primo posto per frodi sui fondi UE, ma che il peso miliardario di queste irregolarità e il fulcro delle indagini si concentrano proprio lì, nei grandi e insospettabili poli produttivi del Nord. Miliardi di euro. Eppure, lo stigma sociale e il dito puntato continuano a colpire sistematicamente il Sud. Questo ci dice una cosa fondamentale: il pregiudizio è duro a morire perché è comodo.
Serve a coprire i cortocircuiti dei “primi della classe” e a mantenere in piedi una narrazione superata dai fatti. Quando l’onestà intellettuale cede il passo ai cliché, abbiamo già perso tutti. I numeri non hanno colore politico né accento regionale. Buona riflessione a tutti.
