Pubblicità

Paolo Gentiloni, è davvero colpa dell’Europa come dice Giorgia Meloni se la produzione industriale arretra e l’Italia rischia la stagflazione?

«A Giorgia Meloni dico: basta attacchi all’Europa, così rischiamo di renderci ridicoli. Dopo una robusta ripresa post-Covid, oggi in Italia siamo ultimi per crescita e primi per debito. Questo nonostante negli ultimi cinque anni il nostro Paese abbia ricevuto una quantità enorme di fondi pubblici europei, addirittura in settant’anni di storia dell’Unione europea nessuno ne ha mai avuti così tanti. Forse prima di prendersela con Bruxelles sarebbe più corretto fare i conti con i propri problemi. Perché dire che il problema dell’Italia sono gli eccessi burocratici di Bruxelles ricorda quello che diceva che il problema di Palermo è il traffico».

Disamina pacata ma realistica dello stato dell’arte dopo 4 anni di “governomeloni”: situazione economica pesante tendente a peggiorare, nessuna promessa altisonante mantenuta, anzi spesso fatto il contrario, Italia irrilevante e spesso sbeffeggiata su richieste goffe e inappropriate, amicizie della PdC con i peggio ceffi nel mondo pronti a scaricarla bruscamente se non ossequiante, coalizione che si becca in continuazione x gretti interessi di bottega, ecc. ecc.

Ma vestali ridanciane e allegri rudi centurioni ci novellano che tutto fila a meraviglia. E, ben + grave, in molti riescono a crederci.

Gentiloni: “Ridicolo che Meloni attacchi l’Europa. Inveire contro la burocrazia non basta”

L’ex commissario Ue: «Scostamento? Inadeguato se è per tagliare le imposte sui carburanti»

Paolo Gentiloni, è davvero colpa dell’Europa come dice Giorgia Meloni se la produzione industriale arretra e l’Italia rischia la stagflazione?
«A Giorgia Meloni dico: basta attacchi all’Europa, così rischiamo di renderci ridicoli. Dopo una robusta ripresa post-Covid, oggi in Italia siamo ultimi per crescita e primi per debito. Questo nonostante negli ultimi cinque anni il nostro Paese abbia ricevuto una quantità enorme di fondi pubblici europei, addirittura in settant’anni di storia dell’Unione europea nessuno ne ha mai avuti così tanti. Forse prima di prendersela con Bruxelles sarebbe più corretto fare i conti con i propri problemi. Perché dire che il problema dell’Italia sono gli eccessi burocratici di Bruxelles ricorda quello che diceva che il problema di Palermo è il traffico».

Parla del Pnrr che per il Financial Times in Italia si è trasformato in un “fallimento”. Il governo ha sprecato un’occasione?
«Questo è un tema serio, e io non credo alle risposte facili. Dire che sia stato un grande successo italiano naturalmente non è vero, ma a chi parla di fallimento andrebbe ricordato che la crescita italiana, fino al 2024, è stata superiore alla media dell’Unione europea, anche grazie al Pnrr. Penso piuttosto che esista un tema legato alle caratteristiche del Piano: poche riforme e troppi soldi concentrati in un settore come le costruzioni, che non eccelle per incrementi di produttività».

Roma intanto chiede flessibilità fiscale per far fronte all’impatto della crisi energetica, ma il “niet” europeo è considerato quasi scontato…
«La scelta di drammatizzare le nostre esigenze di bilancio con una richiesta che difficilmente potrà avere una risposta positiva non l’ho capita. Comunque confido che la Commissione indicherà anche possibili soluzioni di flessibilità utilizzando le regole e i fondi già esistenti. La prudenza di bilancio è positiva e non va abbandonata, il ministro Giancarlo Giorgetti ha ragione. Il punto per l’Italia è capire cosa fare con le poche risorse di cui disponiamo. La vera domanda è: visto che la legislatura non finisce domani ma tra oltre un anno, che cosa ha in mente di fare il governo nei prossimi dodici-quindici mesi?».

Lo scostamento può aiutare?
«Mi appassiona poco. Se ci sono obiettivi fondamentali ed esigenze comprensibili, le regole attuali del Patto di stabilità consentono limitate deviazioni, molto più che in passato. Non sto incoraggiando scostamenti: dipende dagli obiettivi. Fare uno scostamento per intervenire sulle accise della benzina non mi sembra un’ipotesi adeguata».

A proposito, a bocciare la misura sostenendo che sarebbe preferibile aiutare le famiglie più vulnerabili è stato anche il Fondo Monetario internazionale.
«Non mi stupiscono le critiche del Fondo monetario internazionale a questo tipo di misure. Sono le stesse che fa anche la Commissione Ue — io stesso l’ho fatto per almeno un paio d’anni durante la crisi del 2022-2023 — in presenza di interventi che non siano mirati e temporanei. Va detto però che finora i Paesi dell’Unione europea hanno speso circa 16 miliardi di euro contro il caro energia e quasi i due terzi sono andati purtroppo a misure non mirate, quindi l’Italia è più o meno nella media. Il punto è capire che cosa farà da qui in avanti il governo di fronte a una congiuntura economica difficile. Rivendicano la propria longevità, ma sembrano prepararsi a un interminabile surplace. Possiamo permetterci oltre un anno di bagarre sulla legge elettorale e di anatemi contro l’Europa o contro gli immigrati? Credo di no. Il mondo corre veloce e l’Italia deve fare qualcosa di più che convocare, dopo quattro anni di governo, un tavolo sulla burocrazia».

Nella maggioranza si registrano crepe anche sull’accelerazione delle procedure di ingresso dell’Ucraina tra i Paesi dell’Unione europea. La Lega si è opposta con decisione…
«L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea non è in discussione. L’unico governo che lo metteva in discussione, quello dell’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, ha perso le elezioni. Da questo punto di vista la posizione di singoli partiti italiani non è rilevante visto che il governo ha sempre detto “sì” all’ingresso di Kiev nell’Unione. La discussione europea riguarda i tempi e i modi. La prospettiva europea è stata la bandiera di piazza Maidan, della battaglia dell’Ucraina per la propria indipendenza contro la Russia e questa aspirazione non può essere congelata per decenni, come accaduto ad alcuni Paesi dei Balcani. Bisogna fare presto, ma rispettando le regole. È un equilibrio difficile. La Germania, di recente, ha proposto un ingresso accelerato ma con una formula di adesione parziale, una sorta di membro “a metà”. Vedremo quale sarà la discussione tra i capi di Stato e di governo».

Parlando ancora dei prossimi dodici mesi: per la segretaria dem Elly Schlein, Venezia avrebbe dovuto certificare l’inizio della fase di addio del centrodestra al governo in vista delle Politiche del prossimo anno, però è finita che hanno vinto loro. Che cosa ci aspetta da qui al voto?
«Un grande Paese non può consentirsi un anno e mezzo di immobilità, magari ribattezzandola stabilità. Ci sono priorità molto chiare: sostenere le imprese nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’industria e nei servizi, recuperare il potere d’acquisto delle retribuzioni, affrontare l’allarme crescente della fuga dei giovani qualificati, che soprattutto dopo il Covid sembrano lasciare il Paese sempre più numerosi. Su queste priorità — o su altre analoghe — andrebbero concentrate le poche risorse disponibili. E sarebbe utile che anche le opposizioni si concentrassero su proposte capaci di rafforzarne il profilo di governo e la credibilità come alternativa. I risultati elettorali hanno dimostrato che il “no” al referendum non coincideva con un “sì” automatico al centrosinistra. C’è molta strada da fare per l’alternativa».

- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Verificato da MonsterInsights