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FACCIAMO UN RIPASSINO (Meloni prenda nota)

Quando Mario Draghi introdusse il #QuantitativeEasing nel 2015, (acquisto dei titoli di Stato) operazione che salvo l’euro, Germania e Olanda che ci avrebbero voluto fuori con la Grecia, non fidandosi dell’Italia furono gli oppositori più accesi nei nostri confronti. Di conseguenza, l’allora governo di Matteo Renzi, formatosi nel 2014, si impegnò a fondo per attuare riforme concrete e strutturali, ottenendo in cambio anche una certa flessibilità. In pochi mesi furono introdotte numerose riforme, qualcuno dice anche troppe, ma era l’unico modo per riconquistare credibilità.

Oggi, il Governo Meloni chiede all’Europa, che ha snobbato fino alla batosta del Referendum, “flessibilità e sforamento dal patto di stabilità”. In cambio offrono quattro anni di immobilità, puro galleggiamento, non una sola riforma, ma solo annunci. La scusa era quella di mantenere i conti in ordine, ma in realtà l’avevano studiata bene: si voleva accumulare un tesoretto da utilizzare e vendere nella campagna elettorale per le politiche.

Sono talmente abili che sono riusciti a sbagliare anche questo.#quandoceralei non ne azzeccava una. MM

Questa analisi evidenzia un cambiamento radicale nell’approccio negoziale italiano con l’Unione Europea, passando dalla stagione delle riforme strutturali in cambio di flessibilità — come avvenne con il Governo Renzi dopo l’avvio del Quantitative Easing nel 2015 — alle attuali richieste di bilancio avanzate dal Governo Meloni, focalizzate più sulla gestione delle scadenze elettorali che su interventi strutturali incisivi.

Il contesto storico (2014-2015)

  • L’opposizione dei rigoristi: All’introduzione del programma di acquisto di titoli di Stato da parte della BCE guidata da Mario Draghi, Paesi come Germania e Olanda opposero forti resistenze, temendo che l’operazione potesse sollevare gli Stati più esposti dai loro obblighi di bilancio. [1, 2, 3]
  • La risposta italiana: Per non perdere credibilità internazionale e per ottenere i margini di flessibilità concessi dalla Commissione Europea, l’esecutivo guidato da Matteo Renzi avviò un pacchetto intenso di riforme, culminato in interventi come il Jobs Act sul mercato del lavoro. [1, 2, 3, 4, 5]

Lo scenario attuale

  • La strategia del Governo Meloni: L’attuale esecutivo ha cercato di negoziare ulteriori margini di flessibilità e sforamenti dei parametri europei, puntando al contempo a capitalizzare politicamente le risorse interne in vista delle tornate elettorali nazionali.
  • La critica dell’immobilismo: La prospettiva offerta evidenzia una mancanza di riforme strutturali di rilievo in grado di convincere i partner europei, un elemento che rischia di indebolire la posizione negoziale italiana nelle sedi comunitarie.

Resta da valutare se la strategia di bilancio adottata riuscirà a coniugare gli obiettivi di consenso interno con il rispetto dei vincoli comunitari in continua evoluzione.

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